Calabria

Gli appetiti del clan sul Comune di Roccabernarda, cinque condanne I NOMI

Tutti condannati. Ieri il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Catanzaro, Mario Santoemma, ha inflitto pene da 4 a 8 anni di carcere nei confronti dei 5 imputati coinvolti nel processo con rito abbreviato nato dall’inchiesta della Dda che avrebbe fatto luce sui presunti tentacoli che la cosca Bagnato avrebbe allungato sugli appalti del Comune di Roccabernarda.

Le pene più elevate ai due collaboratori di giustizia: 8 anni di reclusione a Tommaso Rosa, accusato di aver di aver fatto da “palo” in occasione dell’uccisione di Rocco Castiglione e del tentato omicidio del fratello Raffaele, avvenuti il 31 maggio 2014, su ordine del boss ergastolano Antonio Santo Bagnato; e 5 anni e 4 mesi a Domenico Iaquinta per il tentato omicidio del 12 agosto 2013 a Crotone. Poi, 4 anni allo stesso Antonio Santo Bagnato per danneggiamenti. Mentre 4 anni e 4 mesi a Gianfranco Bagnato, fratello del capoclan, per tentata estorsione, minaccia e danneggiamenti. Infine, l’imprenditore Antonio Lonetto è stato condannato a 4 anni per tentata estorsione e danneggiamenti.

L’operazione, sulla scia del blitz “Trigarium”, scattò il 17 novembre 2023 con 3 arresti eseguiti dai carabinieri. Secondo la Procura antimafia, l’ex sindaco di Roccabernarda, Vincenzo Pugliese, assieme ai tecnici di allora dell’ente, Giovanni Iaquinta e Luigi Piro (imputati nel giudizio di rito ordinario a Crotone), avrebbero condizionato le «modalità di scelta del contraente» al quale affidare «la manutenzione di illuminazione pubblica».


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