Cultura

Irreversible Entanglements – Future Present Past: Nuovi orizzonti di resistenza :: Le Recensioni di OndaRock

Cambia ancora pelle il collettivo Irreversible Entanglements. Il free jazz militante e abrasivo dei primi lavori lascia spazio in “Future Present Past” a un suono più mobile e poroso, attraversato da inflessioni latine, ritmiche elastiche e una tensione meno soffocante rispetto al passato. Già dal titolo e dal mantra di “Juntos vencemos” emerge  un richiamo alla collettività, alla possibilità di resistere attraverso il movimento comune più che tramite la sola denuncia. Se gli album precedenti sembravano raccontare soprattutto macerie, conflitto e alienazione urbana, qui affiora un’energia diversa, a tratti quasi luminosa, che tenta di convertire la rabbia in slancio condiviso. Anche musicalmente la band alleggerisce la pressione continua che caratterizzava i lavori passati, concedendosi strutture più fluide e inattesi spazi di respiro.

 

Il singolo principale, “Don’t Lose Your Head”, ruota attorno alla presenza magnetica di MOTHERBOARD. La sua voce, carismatica e riconoscibile, attraversa gran parte del disco e ne diventa uno degli elementi portanti. È probabilmente il brano più esplicitamente concepito per fare da traino al progetto: breve, immediato, sostenuto da una struttura lineare e da un ritornello che si imprime facilmente nella memoria. Più convincente risulta “Panamanian Fight Song”. Alla semplicità dell’impianto affianca infatti quella tensione interna che rappresenta una delle cifre migliori degli Irreversible Entanglements. Lo spoken word iniziale, raccolto e trattenuto, si apre progressivamente verso cadenze afrobeat, senza mai perdere slancio. Del tutto atipica appare invece “Hold On”. Il brano interrompe il flusso del disco con un’atmosfera sospesa e quasi rituale. Le voci assumono un tono lamentoso, vicino a un canto processionale, mentre gli strumenti restano sullo sfondo, limitandosi a evocare ombre e risonanze.

 

Al centro di ogni trasformazione rimane la parola di Moor Mother. La sua presenza continua a essere l’asse portante dell’universo degli Irreversible Entanglements. Per quanto il gruppo allarghi il proprio vocabolario sonoro e alleggerisca la pressione del free jazz militante degli esordi, è ancora la sua voce a dare direzione e coerenza all’intero lavoro. In “Vibrate Higher” i versi si muovono all’interno di un tessuto sonoro in continua trasformazione. Il sassofono si espande in linee sinuose, mentre la batteria procede libera e imprevedibile, alimentando una tensione costante. “Keep Going” sceglie invece una dinamica più nervosa. Il brano avanza per scarti, accelerazioni e improvvisi cambi di rotta. È uno dei momenti in cui emerge con maggiore chiarezza la capacità del collettivo di trasformare l’instabilità in movimento e la frammentazione in una forma sorprendente di coesione.

 

Nella parte finale del disco la band  torna a lasciarsi trascinare verso improvvisazioni più ampie e turbolente. “The Spirit Moves” si apre con il suono ipnotico di un idiofono che introduce una dimensione quasi spirituale e orientaleggiante, prima che il brano venga progressivamente attraversato da fiati sempre più dissonanti e frammentati. La conclusiva “We Overcome” riporta infine il gruppo verso una dimensione più fisica e ritmica. Sotto la superficie agitata del brano emergono inattese inflessioni di bossa nova, immediatamente deformate e trascinate dentro una struttura convulsa e irregolare. È probabilmente qui che il disco rivela con maggiore chiarezza la propria natura di transizione: un lavoro interessato ad ampliare il lessico degli Irreversible Entanglements aprendolo a nuove influenze ritmiche e culturali, ma ancora leggermente acerbo nel modo in cui tenta di far convivere tutte le direzioni che prova a esplorare.

03/06/2026


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »