Sicurezza a Torino, 2,3 milioni per telecamere, illuminazione e controlli: “Più libertà per tutti”
«Sicurezza vuol dire più libertà per tutti: noi stiamo dimostrando lo sforzo congiunto in questo senso per dare una risposta alla comunità e far sì che a Torino si viva meglio». Lo garantisce il prefetto Donato Cafagna a margine della consegna dei veicoli destinati alle forze dell’ordine e alla polizia locale, comprato nell’ambito del Patto per la sicurezza urbana fra Prefettura, Regione e Città di Torino.
L’acquisto è stato possibile grazie a un investimento da 1 milione di euro della Regione per il primo biennio, che nei prossimi due anni verranno destinati a potenziare il sistema di video sorveglianza del comune di Torino: verrà installato un nuovo sistema di lettura targhe che può consentire alle forze di polizia di monitorare in tempo reale il transito delle auto e individuare «soggetti pericolosi».

Gli investimenti
Grazie a ulteriori 1,3 milioni della Regione, nei prossimi anni si punterà a potenziare il sistema di illuminazione, soprattutto in parchi e giardini, ma anche i controlli su negozi e mezzi pubblici: «È un impegno forte, con nuovi veicoli che saranno messi a disposizione dei quartieri più sensibili, dov’è maggiore la richiesta di presenza delle forze dell’ordine da parte dei cittadini» rivendica Cafagna a margine della cerimonia in piazza Castello a Torino, dove si sono svolte le celebrazioni per la Festa della Repubblica.
Alla presentazione hanno partecipato il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, l’assessore regionale alla Sicurezza, Enrico Bussalino, l’assessore comunale alla Sicurezza, Marco Porcedda, il questore Massimo Gambino, i comandanti provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza e il comandante della polizia municipale di Torino. Marrone rivendica «l’impegno della Regione per la sicurezza» e sottolinea che a Torino «non ci devono essere zone franche: nelle nostre città non ci devono essere situazioni come quelle sconvolgenti che sono successe nei giorni scorsi a Parigi». Porcedda aggiunge che le nuove risorse del Patto «devono essere indirizzate a misure di sicurezza integrata, prossimità e aggiornamento e miglioramento delle infrastrutture tecnologiche. Le istituzioni devono lavorare in modo coordinato, ognuna con le sue competenze».

I numeri della sicurezza
Dall’inizio dell’anno polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno arrestato 1.287 persone e ne hanno denunciate 3.218 nell’ambito delle attività sulla città di Torino. Sono stati svolti 1.627 controlli nei negozi, con oltre 2,3 milioni di sanzioni amministrative. Inoltre sono stati espulsi 310 cittadini stranieri, di cui 80 trattenuti al Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio) e 56 rimpatriati. Numeri che fanno ben sperare il prefetto, insieme a quelli sui reati commessi in questi primi cinque mesi del 2026: «Abbiamo registrato meno spaccate, è un segnale di inversione di tendenza. I dati di inizio anno sono molto significativi sia in termini di arresti sia in termini di denunce, anche grazie alle nuove zone a vigilanza rafforzata, con cui il questore ha strumento in più per prevenire le situazioni di insicurezza».
Il riferimento é alle sei zone rosse sparse per la città: Dora Vanchiglia, Barriera di Milano, San Salvario, San Donato, piazza Bengasi e l’area del centro più toccata dalla movida, confermate il 31 marzo dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Lì le forze dell’ordine possono allontanare chi ha precedenti per reati gravi e costituisce un pericolo per la sicurezza. A questi allontanamenti, si aggiunge il Dacur, il cosiddetto daspo urbano che può emettere direttamente il questore: da gennaio a maggio sono già stati 60.
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