Palestra, messaggi a un grande club: “Sono pronto, se uno è forte gioca anche se è giovane”
Firenze – Marco Palestra a 21 anni è il simbolo della nuova generazione che bussa alla porta della Nazionale. Ha già esordito con Rino Gattuso ai play off per il Mondiale, entrando nella semifinale con l’Irlanda del nord e poi nella fatale finale con la Bosnia, dove è stato il migliore. Ora, complice l’eccellente prima stagione in serie a da titolare col Cagliari, è tra i pezzi forti del calciomercato: l’Inter ne contende alla Premier League il cartellino, di proprietà dell’Atalanta. Lui, comunque vada, non ha paura del salto in un grande club: “Sono d’accordo con il mio ex compagno dell’Atalanta Scalvini: se uno è forte, gioca a prescindere dall’età. Io mi sono sempre sentito pronto e lo sono ancora di più dopo questa stagione: mi sento pronto a tutto. Devo tutto questo alla Nazionale e al Cagliari. L’unica cosa che ho in testa è di migliorarmi. In questo momento, più che pensare alla prossima stagione, mi concentro su questo ritiro a Coverciano e sulle due partite con Lussemburgo e Grecia: c’è da difendere il ranking Fifa, importantissimo, e c’è da ripartire dopo l’esperienza di Zenica”.


In Bosnia una serata drammatica
In Nazionale Palestra ha vissuto il massimo dell’emozione in altalena. La gioia dell’esordio: “La sensazione con l’Irlanda del nord è stata una delle più belle della mia vita. Vestire questa maglia è incredibile: il debutto si fa una volta sola ed è indimenticabile, lo sanno già molto bene anche i futuri esordienti che sono qui”. Il dramma sportivo di Zenica: “Un momento difficilissimo per chiunque, eravamo distrutti, ricordo ancora i volti dei miei compagni quella sera”. Palestra, entrato dopo l’intervallo in inferiorità numerica, aveva devastato con le sue discese la fascia sinistra avversaria, dando perfino la sensazione di potere arrivare in porta da solo, quando al culmine di un’eccezionale sgroppata ha porto a centro area l’assist sprecato da Dimarco: un eccesso di altruismo? “No, ho fatto quelle che ritenevo più giusto in quel momento. Vi assicuro che abbiamo dato il massimo, tutti”.
La svolta della carriera in Under 16 all’Atalanta
I momenti difficili, nel suo percorso da teorico predestinato, non sono mancati: “Ce ne sono stati, giocavo poco. E fino a 15-16 anni ero considerato il più lento della squadra”. Sembra un paradosso, vedendolo sfrecciare sulla fascia: “Penso che la svolta sia dipesa dallo sviluppo fisico e atletico: alto rispetto alla media lo sono sempre stato, l’atletismo è arrivato dopo”. La scoperta da terzino, per il ragazzo che faceva la mezzala, è stata un po’ casuale: “Mi ha spostato nel ruolo il Mister dell’Under 16 dell’Atalanta, Marco Fioretto. Mancava gente in quella posizione, è cominciata così”.
Il grazie a Gattuso e al Cagliari
Oggi Palestra è una specie di veterano nel gruppo dei neofiti chiamati da Baldini: “Siamo molto affiatati, sul campo e fuori. Cerchiamo di stare tra noi a parlare, perché ci divertiamo”. Il problema è che pochi, però, sono titolari nelle rispettive squadre: “Fa parte del percorso, lo ripeto. Io nell’Atalanta avevo davanti Zappacosta, che è formidabile, e uno forte come Bellanova. Avere giocato nell’Under 23 dell’Atalanta è stato essenziale. Modesto, il mio allenatore passato al Mantova, mi ha fatto giocare fin dal primo giorno e lì ho imparato tanto, ho capito subito che cos’era il calcio professionistico. Sento di dovere ringraziare anche Gattuso, che da ct è venuto a parlarmi e mi ha spronato: spunteranno altri giovani come me. Poi provo molta gratitudine per il Cagliari, me lo porterò nel cuore per tutta la vita, gli devo veramente tantissimo”.
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