Umbria

Umbria, cresce il lavoro ma il divario rimane: donne protagoniste ma la laurea non basta

di Sara Calini

Entrano sempre di più nel mercato del lavoro, ma continuano a incontrare più ostacoli degli uomini nel trovare un’occupazione stabile. È la doppia faccia del lavoro femminile in Umbria che emerge dal Rapporto economico-sociale 2026. Tutti i punti più importanti sull’occupazione in Umbria.

Umbria contro corrente Mentre l’Italia va in una direzione, la regione sembra andare dal verso opposto. A livello nazionale infatti la popolazione in età lavorativa (15-64) continua a diminuire, l’Umbria va in direzione opposta. Per il quarto anno consecutivo crescono infatti le forze lavoro, ovvero le persone che lavorano o cercano un impiego, con un ritmo superiore sia alla media nazionale sia a quella delle altre regioni del Centro-Nord. Quasi sette persone su dieci in età lavorativa hanno un impiego in Umbria. A diminuire, di conseguenza, sono anche gli inattivi, scesi a circa 144 mila unità, oltre 5 mila in meno rispetto all’anno precedente. La riduzione umbra è stata sette volte più forte rispetto alla media italiana, con un calo umbro del 3,5 per cento contro lo 0,5 nazionale. 

Una contraddizione apparente Sul fronte occupazionale arrivano alcuni segnali positivi: i dati evidenziano una maggiore partecipazione e occupazione femminile, anche se in un sistema regionale che non riesce ancora ad assorbire completamente questa crescita. Una voce interessante, e solo apparentemente contraddittoria, riguarda il fatto che occupazione e disoccupazione femminile crescono contemporaneamente. Il che si traduce in sempre più donne che entrano nel mercato del lavoro, cercando un impiego,  ma allo stesso tempo non riescono  ancora a trovarlo. Il contributo delle donne all’aumento dell’occupazione è infatti quasi doppio rispetto a quello maschile (11,7 per cento contro 7,8). Mentre tra gli uomini i disoccupati però diminuiscono di circa 1.600 unità, tra le donne aumentano di quasi 800, quindi gli uomini fanno meno fatica a trovare lavoro. Per ogni due uomini che escono dalla disoccupazione, una donna in più entra tra chi è in cerca di occupazione. Anche con una laurea in tasca il divario resta evidente: le donne umbre laureate infatti registrano un tasso di disoccupazione superiore di quasi un punto percentuale rispetto agli uomini, rispettivamente 3,7 per cento contro il 2,8 per cento.

L’Umbria invecchia sul lavoro Un altro fattore da tenere in considerazione è anche l’invecchiamento della popolazione, che si riflette sempre di più anche nel mondo del lavoro. In Umbria oltre il 40 per cento degli occupati ha più di 49 anni e il 4,5 per cento supera addirittura i 64 anni, una quota superiore sia alla media nazionale sia a quella del Nord. Questo significa che quasi un lavoratore su due è vicino ai 50 anni o li ha già superati. Un fenomeno legato non solo alla struttura demografica regionale, ancora bloccata nell’inverno demografico da decenni, ma anche all’innalzamento dell’età pensionabile e a stipendi spesso insufficienti, che spingono molte persone a restare attive più a lungo per integrare il reddito familiare. 

Indipendente non significa (solo) imprenditoria Liberi professionisti, partite Iva, artigiani e commercianti in Umbria aumentano del 7,5 per cento. E anche in questo caso soprattutto tra le donne. Nonostante a livello quantitativo il rapporto sia chiaro, è lo stesso documento ad invitare a leggere questi numeri con cautela. Dietro la crescita del lavoro indipendente non ci sarebbe soltanto un rafforzamento dell’imprenditorialità umbra, ma anche l’espansione di forme di lavoro più fragili: collaborazioni, autoimpiego “adattivo” e partite Iva spesso prive delle tutele tipiche del lavoro subordinato. Anche in questo caso il rapporto evidenzia una dualità sul fronte femminile: le forme di lavoro più fragili continuano ad avere una forte componente di donne; in Umbria infatti quasi una lavoratrice dipendente su tre ha un impiego part-time, contro meno di un uomo su dieci.

Studiare sì, ma l’Umbria non valorizza i laureati Come accennato in precedenza, la laurea rimane ‘scudo’ contro la disoccupazione: tra i laureati umbri il tasso si ferma al 3,3 per cento, molto più basso rispetto a quello registrato tra chi possiede titoli di studio inferiori. A fronte però di una rete universitaria regionale di alto livello, il mercato del lavoro regionale non riesce a valorizzare le competenze più alte: più di un laureato su quattro è sovraistruito rispetto all’impiego che ricopre. Il 25,5 per cento dei laureati umbri svolge infatti un lavoro che non richiede un titolo universitario.

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