Oltre trecento funzionari universitari al Bo per disegnare l’ateneo del futuro
Oltre trecento funzionari degli atenei italiani si sono riuniti a Padova per il 34esimo Convegno Nazionale RAU, l’associazione nazionale dei responsabili amministrativi delle università italiane. Il convegno, ospitato dal 28 al 30 maggio tra il Palazzo del Bo e l’Orto Botanico, ha articolato tre giorni di lavori in sessioni di approfondimento tecnico e di scenario.
Il titolo scelto per questa edizione, “Università 2030: un ecosistema in evoluzione”, riflette la consapevolezza che le università italiane si trovano a fronteggiare sfide come la pressione demografica, la sostenibilità finanziaria, la competizione internazionale, la transizione digitale ed ecologica, la trasformazione dei modelli organizzativi, la crescente domanda di trasparenza e accountability.
Gli appuntamenti
Ad aprire i lavori, la tavola rotonda a Palazzo del Bo dedicata agli scenari di evoluzione del sistema universitario, moderata da Maria Soave (TG1). Hanno partecipato Alberto Scuttari (CoDAU e Università di Padova), Marcella Gargano (MUR), Daniele Livon (ANVUR), Remo Morzenti Pellegrini (SNA e Fondazione CRUI) e Rosario Rizzuto (Centro Nazionale per lo Sviluppo di Terapia Genica e Farmaci con Tecnologia a RNA). Il confronto si è sviluppato attorno ad alcuni nodi centrali: il rapporto tra competizione e cooperazione tra atenei, le condizioni di sostenibilità economica e organizzativa in un sistema che rivendica autonomia e specificità, la necessità di investire sulle competenze del management universitario e la capacità degli atenei di generare fiducia.
All’Orto Botanico di Padova, patrimonio UNESCO e simbolo internazionale della ricerca scientifica, la prima sessione del 29 maggio, moderata da Rossella Porcaro (Direttivo RAU), ha affrontato il tema dei nuovi modelli organizzativi, con gli interventi di Renato Ruffini (Università di Milano), che ha messo in luce come la complessità degli atenei non possa essere eliminata ma solo governata, attraverso una leadership capace di orientare l’azione collettiva in contesti ad attori multipli e logiche divergenti. Carlo Valdes (Talents Venture) ha presentato i dati di un sistema sotto pressione strutturale: declino demografico, offerta formativa in crescita con iscrizioni stagnanti, competizione tra atenei e digitalizzazione accelerata come fattori che ridisegnano i confini e le funzioni delle università. A seguire l’intervento di Carlo Mochi Sismondi (Forum PA) sulle competenze trasversali come condizioni che consentono di generare risultati condivisi e sostenibili. Paolo Gubitta (Università di Padova) ha mostrato come gli atenei stiano adottando simultaneamente modelli organizzativi differenziati, nei quali i processi amministrativi diventano parte della capacità competitiva dell’università e in cui le esigenze di sostenibilità spingono verso un redesign dell’organizzazione e dei processi, che sia in grado di tenere insieme risorse, persone, servizi e capacità di generare valore pubblico. La sessione si è chiusa con l’intervento di Antonio Naddeo, Presidente ARAN, sul tema della trasformazione della complessità organizzativa in valore pubblico.
Nella sessione pomeridiana, moderata da Daniela Brandino (Direttivo RAU), tre interventi hanno esplorato le leve operative su cui gli atenei possono agire per costruire una sostenibilità concreta e misurabile. Angelo Saccà (Università di Torino) ha mostrato come la trasformazione digitale non sia una questione meramente tecnologica ma un cambio di paradigma organizzativo: la vera sfida è quella di integrare dati e sistemi in un ecosistema coerente e governare l’informazione come strumento di decisione strategica, con l’intelligenza artificiale come orizzonte possibile solo su fondamenta di dati affidabili. Michele Pompili (Università Politecnica delle Marche) ha affrontato il ciclo degli appalti come leva di sostenibilità e valore pubblico, evidenziando come la razionalizzazione degli acquisti possa ridurre sprechi, aumentare la qualità degli affidamenti e liberare competenze specializzate. Giacomo Manetti, Simonetta Ranalli e Vincenzo Sforza hanno quindi affrontato il tema del passaggio alla contabilità accrual come opportunità strutturale: occasione per trasformare il bilancio da strumento di controllo della spesa a mappa strategica della ricchezza e dell’impatto istituzionale, a condizione di investire in integrazione dei sistemi informativi, responsabilità diffusa tra gli uffici e nuove competenze del management amministrativo.
La giornata si è conclusa con lo spettacolo teatrale “Persone fuori dal comune”, introdotto da Michele Bertola (Presidente ANDIGEL), che ha offerto una riflessione sul lavoro e il senso della funzione pubblica, attraverso storie di donne e uomini nelle quali il “fattore umano” fa davvero la differenza.
La sessione del 30 maggio, moderata da Gioia Grigolin (Presidente AICUN), è stata interamente dedicata al capitale umano come leva strategica per il benessere organizzativo, la fiducia e la performance. Roberto Agnello (Università di Palermo), ha evidenziato come il clima organizzativo si costruisca ogni giorno attraverso scelte relazionali consapevoli: intelligenza emotiva, sicurezza psicologica e capacità di mostrare vulnerabilità, come fondamenta su cui si edificano fiducia e responsabilità istituzionale autentica. Marina Capizzi (PRIMATE Cons.) ha approfondito il concetto di sicurezza psicologica come precondizione strutturale della performance collettiva, portando evidenze di impatto su engagement, innovazione, riduzione dello stress e prevenzione degli infortuni. Marcella Loporchio ha chiuso i lavori riportando il discorso alle persone in carne e ossa: solo un lavoratore su cinque è davvero coinvolto nel proprio lavoro, l’omologazione genera burocrazia difensiva e burnout silenzioso, e valorizzare le differenze non è una moda HR ma un obbligo costituzionale.
Il messaggio della presidente Savino
«Parlare oggi delle priorità dell’università verso il 2030 significa interrogarsi non soltanto su come cambieranno gli atenei, ma soprattutto su quale ruolo l’università sarà chiamata a svolgere nella società, nell’economia della conoscenza e nella costruzione della fiducia pubblica e su come farà ancora uso della sua autonomia, che non può più essere interpretata soltanto come spazio decisionale o tutela ordinamentale – afferma la presidente dell’associazione Rau Maria Adele Savino -. Deve diventare capacità strategica: capacità di leggere il cambiamento, di assumere decisioni tempestive, di innovare processi e modelli, di costruire valore pubblico».
«Ma ogni autonomia richiede responsabilità – aggiunge Savino -. Per questo oggi parliamo sempre più di accountability: non come mero adempimento formale, ma come cultura della misurazione, della trasparenza e della rendicontazione verso le comunità accademiche, gli studenti, i territori e il Paese. Gli atenei sono chiamati a dimostrare non solo cosa fanno, ma quale impatto generano. Ed è proprio qui che emerge con forza il ruolo strategico delle amministrazioni universitarie, che siano capaci non soltanto di gestire, ma di accompagnare il cambiamento».

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