Società

Crepet sulla violenza giovanile: “È sbagliato che un insegnante perdoni: deve punire, che non vuol dire dare delle sberle, ma far capire da dove nasce l’errore”

Il caso dell’aggressione al docente di diritto a Nereto, ferito in aula da uno studente, ha riaperto il dibattito sulla violenza a scuola e sulle responsabilità educative.

Sulla questione è intervenuto lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, in un’intervista al quotidiano Il Centro, offrendo un’analisi dura e senza sconti sulla società attuale, sul ruolo dei genitori e sull’importanza delle punizioni. Crepet condivide in pieno la linea dura tracciata dal Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, invocando sanzioni esemplari e un ripensamento profondo dei modelli educativi.

Incapacità di accettare le sconfitte

Per Paolo Crepet, quanto accaduto a Nereto è sintomo di un’accelerazione preoccupante della società. “È un fatto orribile“, afferma il sociologo, sottolineando come l’età evolutiva sia profondamente mutata: comportamenti che un tempo si manifestavano nella tarda adolescenza, oggi compaiono già nella preadolescenza.

Questa precocità, inclusa la propensione alla violenza, è secondo Crepet il riflesso di una società “che corre verso il male“. Lo psichiatra usa una metafora efficace: “La violenza si esplica prima come fenomeno di un disagio e di una frustrazione latente. Si entra prima nel mondo senza avere il biglietto“.

Il nucleo del problema, secondo l’analisi di Crepet, risiede nell’incapacità dei giovani di gestire la frustrazione, una carenza alimentata dagli adulti stessi. Ai ragazzi, spiega, è stata “tolta la possibilità di imparare che cos’è un no, cos’è una sconfitta“. Persino il gioco, sottolinea Crepet, non abitua più i bambini a perdere, generando individui incapaci di affrontare le difficoltà della vita.

Oltre il perdonismo: l’importanza della punizione

Crepet si schiera apertamente contro quello che definisce “perdonismo”. Di fronte ad atti di tale gravità, non è sufficiente comprendere il disagio, è necessario agire con decisione. “È sbagliato che un insegnante perdoni“, asserisce categoricamente. “Il verbo è sbagliato: un insegnante deve punire, che non vuol dire dare delle sberle, ma far capire da dove nasce l’errore“.

Questa posizione rigorosa si riflette anche sul tema delle denunce. Riguardo al recente caso di un insegnante aggredito a Parma che ha scelto di non denunciare, Crepet non ha dubbi: si tratta di una scelta sbagliata. Secondo il sociologo, dietro la mancata denuncia c’è spesso la volontà della scuola di “togliersi dalle responsabilità” e il timore del docente di “esporre te stesso e la tua incapacità di educare“.

Far finta di niente è quasi un voler giustificare“, avverte Crepet. Il rischio di questa inerzia, secondo lo psichiatra, è quello di alimentare un circolo vizioso: i ragazzi restano impuniti e la società si abitua ad aspettare “la prossima coltellata“.

Le famiglie e l’urgenza di avere regole chiare

Il dito di Crepet è puntato soprattutto contro le famiglie. I genitori, secondo il suo parere, sono venuti meno al loro ruolo educativo principale. “Non vengono fatte rispettare [le regole, ndr], i genitori non mettono paletti. Non fanno capire ai ragazzi che hanno fatto del male“, accusa lo psichiatra.

Il quadro descritto è desolante: ragazzi paragonati a “cuccioli di gorilla tirati su allo stato brado“, inseriti in un contesto dove le istituzioni tradizionali – la famiglia, la scuola, la parrocchia – sembrano aver abdicato alle loro funzioni. “Se non diciamo niente, se l’unica frase che si sente in giro è: bisogna capirli, sono ragazzini, dove vogliamo andare?“, si interroga provocatoriamente Crepet, denunciando l’assurdità di vedere quattordicenni in giro alle tre di notte.

Di fronte a questa emergenza, la soluzione, per Crepet, è una chiara presa di responsabilità collettiva. Se si fosse trovato al posto dell’insegnante aggredito, lo psichiatra avrebbe denunciato immediatamente. Ma la denuncia, precisa, non è solo una questione giudiziaria, è un atto di civiltà.

È necessario, conclude Crepet, “prendere una posizione [decisa, ndr], chiedere al sindaco di fare un’assemblea pubblica, chiamare i genitori di tutti i ragazzini a occuparsi del tema della violenza e affrontare il problema“. Si tratta di uscire dal “buio pesto del compromesso” e dall’ipocrisia di una finta neutralità. Piena adesione, dunque, alle posizioni del ministro Valditara. “Non si può arretrare e non denunciare quanto accaduto“, ribadisce Crepet. L’impunità assolve completamente il colpevole, mentre è necessario pensare a punizioni educative, come i lavori di pubblica utilità, per spezzare la catena della violenza. La scuola che serve, secondo Crepet, non è quella dove “si entra con i coltelli e si fanno pure i reel su Instagram“, ma una “scuola severa che valuta“.

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