Friuli Venezia Giulia

“Apartheid femminile nel mondo islamico”, presentato libro Djafarizad

PORDENONE – Venerdì 29 maggio presentazione del libro di Taher Djafarizad L’apartheid femminile nel mondo islamico, organizzata dai giovani del Leo Club Pordenone Sylvis.

“Quando sono venuti nel mio ufficio per invitarmi – racconta Taher – mi hanno subito fatto un’ottima impressione. Ho trovato giovani preparati, umili, sinceri e motivati. Dopo la serata, questa impressione è stata pienamente confermata da un’organizzazione impeccabile e da un dibattito molto interessante e partecipato.

Desidero ringraziare in modo particolare il presidente, dott. Riccardo Pinna, che ha svolto il suo ruolo con grande professionalità e competenza”.

“Ho iniziato il mio intervento rispondendo alla domanda che mi viene posta più spesso: perché ho scelto il titolo L’apartheid femminile nel mondo islamico. Ho spiegato che il termine apartheid richiama il sistema di discriminazione che esisteva in Sudafrica e che io utilizzo questa espressione non per riferirmi al colore della pelle, ma alla condizione di milioni di donne che, in alcuni Paesi dove la legge è fortemente influenzata da interpretazioni rigorose della sharia, non godono degli stessi diritti degli uomini.

Ho ricordato che il mio obiettivo non è attaccare una religione o un popolo, ma aprire una riflessione sui diritti umani, sull’uguaglianza e sulla dignità della donna.

Successivamente abbiamo affrontato altri temi presenti nel libro: il dramma delle spose bambine, la lapidazione, il caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani e le numerose discriminazioni che molte donne subiscono ancora oggi.

Ho inoltre ricordato la figura straordinaria di Emma Marchigiano, una donna coraggiosa che nel 1981, indignata per l’impiccagione di bambini e giovani in Iran, si impegnò con grande determinazione per sensibilizzare l’opinione pubblica e difendere i diritti umani. Il suo gesto rappresenta ancora oggi un esempio di coraggio civile e solidarietà.

Abbiamo parlato anche della situazione dei diritti umani in Iran, della libertà di informazione, della lotta contro la pena di morte e dell’importanza dell’impegno civile per costruire una società più giusta”.

“Ringrazio di cuore – conclude Taher Djafarizad, Nedaday e Cofondatore Unione Attivisti Iraniani – tutti i giovani del Leo Club Pordenone Sylvis. Con il loro entusiasmo, la loro serietà e la loro voglia di conoscere hanno acceso una luce di speranza. Sapere che esistono giovani così attenti ai temi dei diritti umani, della libertà e della solidarietà mi dà grande fiducia nel futuro”.




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