Scienza e tecnologia

5 momenti che hanno definito la mia infanzia con i videogiochi

Ho 35 anni e il mio primo gioco l’ho toccato che ancora dovevo compiere tre anni: con i videogiochi ci sono letteralmente cresciuto e sono una parte fondamentale della mia vita, così già dai tempi di asilo ed elementari.

E se dovessi citare 5 momenti che hanno definito la mia infanzia con il mondo videoludico, mi vengono in mente all’istante questi ricordi indelebili che faranno per sempre parte di me:

Finire Super Mario 64 e Banjo-Kazooie al 100%

Pur avendo avuto sia un Super Nintendo che il Game Boy, il Nintendo 64 è stata la console che definirei il vero e proprio simbolo della mia infanzia: ci giocavo senza sosta ogni giorno e in particolare ho amato alla follia Super Mario 64 e Banjo-Kazooie, Platform 3D ancora oggi tra i migliori mai realizzati ed averli vissuti nella loro epoca è stato davvero speciale. E per carità, non parliamo sicuramente di giochi troppo impegnativi, ma essere riuscito a finirli al 100% da solo, senza alcuna guida o suggerimento, con tutte le 120 Stelle così come i 100 Jiggy e le 900 Note, rimane per me un’impresa di cui vado ancora fiero dopo tantissimi anni.

Completare il Pokédex di Pokémon Blu

Acchiappali tutti” era il motto dei giochi Pokémon di Prima Generazione, ed effettivamente ci sono riuscito con la mia copia di Pokémon Blu. All’epoca a scuola letteralmente chiunque aveva almeno una versione del classico targato Nintendo e Game Freak, e questo mi permise di fare continui scambi con gli amici in modo così da ottenere tutte le creature mancanti e soprattutto far evolvere quei quattro mostriciattoli (Haunter, Kadabra, Graveler, Machoke) le cui forme finali si potevano ottenere solo passandoli tra una cartuccia e l’altra via cavo Game Link. Qualcuno aveva addirittura Mew, me lo passarono con l’accordo però di restituirlo immediatamente: così facendo però fu possibile registrarlo nel mio Pokédex ed arrivare ai fatidici 151 Pokémon catturati.

Vivere dentro le sale giochi

A metà e fine anni ’90 a Roma, la mia città, esistevano ancora molteplici sale giochi nonostante fossero già sul viale del tramonto. E praticamente ogni volta che ci passavo davanti costringevo i miei genitori ad entrarci. Una in particolare era immensa, due piani giganteschi riempiti con centinaia di cabinati pure se poi alla fine tendevo sempre a giocare gli stessi, che si trattasse di Metal Slug, Puzzle Bobble o Tekken. Ma era anche bello sperimentare ogni tanto qualcosa di diverso, spendendo interi patrimoni familiari in gettoni che hanno però dato vita a momenti di totale felicità. Ed ovviamente ho vissuto anche le situazioni tipiche della sala giochi, dal tizio che sta ore sempre sullo stesso coin-op a quello che entra in partita multiplayer senza chiedere permesso.

Il multiplayer con gli amici

Giocare online è ormai da anni la norma ed il concetto di split-screen o couch co-op è andato quasi totalmente perduto. Una volta però il multiplayer era riunire un gruppetto di amici, mettersi sul divano davanti la TV e giocare ognuno con il proprio controller per ore ed ore ai titoli più avvincenti dell’N64 o della prima PlayStation. Non dimenticherò mai quanto era bello giocare con gli amici nei pomeriggi del fine settimana a classici intramontabili come Mario Party, Mario Kart 64, Tekken 3 o Crash Bash assieme agli amichetti di scuola, così come del resto era bello andare a casa loro e scoprire nuovi giochi di cui non avevo mai sentito parlare.

Le punizioni: niente più giochi!

Sono sicuro che un po’ tutti ci siamo ritrovati in una situazione del genere: abbiamo preso brutti voti a scuola oppure abbiamo litigato con qualcuno, di conseguenza come punizione i nostri genitori ci hanno tolto tutti i giochi per qualche giorno oppure, nei casi più estremi, addirittura a tempo indeterminato. Io mi sono ritrovato in più occasioni in situazioni simili e diciamo che non erano affatto il massimo, seppur in alcuni momenti questo tipo di castighi mi siano serviti come il pane. A modo loro non li dimenticherò mai.


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