non si esclude la pista dell’intimidazione

Rapinare quattro persone di soldi, smartphone, oggetti di valore e dell’automobile, con la vettura data alle fiamme poco dopo. E’ questo il quadro davanti agli occhi degli investigatori che stanno cercando di fare luce su quanto accaduto nella serata di venerdì all’ex sindaco di Teverola Dario Di Matteo, alla moglie e alle due persone che erano con loro: l’imprenditore Giuseppe Marciano e la consorte.
Non mancano gli interrogativi: i quattro erano di ritorno da una cerimonia e quindi non è da escludere che i malviventi li avessero seguito e sapessero che avrebbero potuto trovarli ‘carichi’ di oggetti di valore. Una rapina ‘studiata’ quindi? Sì, può essere.
Ma c’è un dettaglio che allarma gli inquirenti. Se si fosse trattata di una semplice rapina, perché i malviventi hanno bruciato subito dopo l’auto sottratta alle vittime? Non ha molto senso. Se l’auto deve finire sul mercato nero non si dà alle fiamme e se non interessa allora perché prenderla? Interrogativi che stanno portando gli investigatori a lasciare aperta la pista dell’avvertimento nei confronti del politico, attuale consigliere comunale di opposizione.
A quel punto la rapina sarebbe solo una copertura perché si volevano forse mettere le mani sul telefono di Di Matteo e ‘avvisarlo’ che sta facendo qualcosa che non piace alla criminalità organizzata. Un’ipotesi che viene tenuta in considerazione dagli inquirenti che vogliono quanto prima fare piena chiarezza sulla vicenda.
Alle vittime giunge la solidarietà dell’amministrazione comunale: “L’amministrazione comunale di Teverola esprime la propria sincera vicinanza e solidarietà al consigliere comunale Dario Di Matteo, all’imprenditore Giuseppe Marciano e ai rispettivi familiari per il grave episodio criminoso di cui sono stati vittime. Si tratta di un fatto che ha profondamente colpito l’intera comunità e che richiede il massimo rispetto per le persone coinvolte e piena fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, chiamate ad accertare la dinamica dei fatti e ad individuare i responsabili. Oggi il nostro pensiero è rivolto esclusivamente alle vittime di questa grave aggressione, alle quali rinnoviamo la nostra vicinanza umana e istituzionale”.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex assessore regionale Nicola Caputo: “All’inizio sembrava una rapina come tante, poi, ieri, è emerso un dettaglio che cambia tutto. L’auto è stata ritrovata incendiata, proprio a Teverola. Voglio essere prudente, perché le indagini sono in corso e non spetta a me emettere sentenze. Ma chi conosce questo territorio sa leggere i segnali. Un’auto rubata si rivende, non si dà alle fiamme per riportarla sotto gli occhi di chi la guidava. È un linguaggio, un avvertimento? Dario è un amministratore capace e un uomo perbene, che ha sempre messo la faccia nel suo impegno per la sua città. Se quanto è accaduto fosse collegato a questo impegno, allora non parliamo più di cronaca ma di democrazia ferita. A Dario, a Giuseppe e alle loro mogli va il mio abbraccio sincero. Ma la solidarietà, da sola, non basta più. Teverola è la città dove sono nato e cresciuto. La vedo abbandonata a se stessa, lasciata sola davanti a una deriva che nessuno vuole chiamare con il suo nome. Serve maggiore attenzione, presidio, ascolto e risposte concrete, prima che la situazione degeneri ancora. Mi auguro con tutto il cuore di sbagliarmi sulla matrice di questo gesto. Ma se così non fosse, non possiamo permetterci il silenzio”.
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