Umberto Gentiloni: “La vittoria del 2 giugno fu una festa e un nuovo inizio”

Un irripetibile crocevia della Storia. Il 2 giugno 1946 in un solo giorno, anzi in un solo gesto – quello di far scivolare una scheda nell’urna – si concentrano tre avvenimenti cruciali: si sceglie tra Repubblica e monarchia, si elegge l’Assemblea costituente e per la prima volta votano su scala nazionale anche le donne. Quella del 2 giugno «è tante cose insieme: una data, una festa, un nuovo inizio, una scoperta di diritti e possibilità, una costruzione preziosa di dialogo, confronto e partecipazione», sostiene lo storico Umberto Gentiloni, che firma uno dei saggi del volume che i lettori di Repubblica riceveranno in edicola in omaggio martedì 2 giugno. Gli esiti del referendum assegnarono il 54,27 per cento dei suffragi alla Repubblica e il 45,73 per cento alla monarchia, con uno scarto di oltre due milioni di voti.
A vincere senza margini di dubbio in quella storica giornata furono le donne, le cittadine italiane che si sentirono tali per la prima volta in quel 2 giugno, repubblicane o monarchiche.
«Fu davvero molto importante, le donne in Italia non avevano mai votato, uscivano da un lungo inverno di guerra e sofferenza, ma quello per loro fu senz’altro un giorno di festa, al di là di ogni altra considerazione. Il film di Paola Cortellesi “C’è ancora domani” ce lo ha ricordato nel migliore dei modi, e il suo successo tanto in Italia che all’estero conferma la forza di quell’evento. Le donne si recarono ai seggi vestite a festa, consapevoli dell’importanza storica di quella consultazione: era l’appuntamento atteso da una vita».
Nel 1949, la ricorrenza del 2 giugno viene riconosciuta come festa nazionale e associata a una parata militare in via dei Fori Imperiali a Roma.
«Ma il tempo contribuisce a definire la gamma delle posizioni che si muovono e si organizzano a partire dalle letture del 2 giugno. Anche perché il crescente monopolio delle forze armate rischia progressivamente di spostare l’asse delle celebrazioni. Con l’avvicendarsi delle generazioni e l’affermarsi delle tematiche pacifiste e anti-militariste, la parata del 2 giugno diventa un simbolo da scardinare per limitare il ruolo delle forze armate».
Nel 1976, insieme ad altre feste, la ricorrenza viene sospesa.
«Sì, e negli anni successivi vive in un limbo, ma nell’83 il presidente partigiano Pertini la rilancia. Poi diventa una ricorrenza quadriennale. Nel ’92 il presidente Scalfaro abolisce la parata, che certo non poteva svolgersi dieci giorni dopo la strage di Capaci. È Ciampi nel 1999 a rilanciare in grande stile le tematiche resistenziali e repubblicane, soffermandosi anche sull’eccidio di Cefalonia. Servì a sottolineare la possibilità di declinare al plurale la parola Resistenza. Insomma le varie forme di solidarietà di chi magari dava ospitalità ai soldati dell’esercito italiano allo sbando o nascondeva le persone di religione ebraica. Tutto ciò contribuì alla creazione di quel tessuto civile che poi condusse il Paese alla vittoria della Repubblica quel 2 giugno».
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