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Djokovic fa l’eroe ma non basta, è arrivata l’ora di Fonseca

I confronti li faremo, numeri alla mano, tra 14 anni, quando Jannik Sinner avrà l’età di adesso di Novak Djokovic. Fino ad allora, stiamo schisci, come dicono dalle mie parti. Intanto, limitiamoci ai fatti. Ieri il numero 1 in carica del tour aveva perso un match che sembrava vinto contro Juan Manuel Cerundolo, il pari età argentino (classe 2001) considerato dai più una promessa definitivamente mancata: colpa del caldo torrido di Parigi, abbiamo pensato tutti. Oggi il serbo ex numero 1 (per 428 settimane!) si fa eliminare da una delle promesse mantenute, il brasiliano Joao Fonseca, 20 anni ad agosto: caldo e umidità peggiori di ieri, trova solo nel proprio carattere qualche contromisura alle condizioni ambientali da Tropico, ma non gli basta. Come per Sinner, essere stato avanti di due set lo illude, le 4 ore e 53 minuti nella canicola pomeridiana lo sfiniscono. Fonseca avrebbe energie per altri otto set, lui no. Il destino dell’edizione 2026 del Roland Garros sembra adesso nelle mani dei teenager: da Joao allo spagnolo Rafael Jodar al francese Moise Kouame. Le loro età sommate non arrivano nemmeno a 55 anni. Se contiamo Martin Landaluce, altro madrileno che ha compiuto vent’anni in gennaio, si sale a quota 75: alcuni miei carissimi amici sono assai più anziani.

Oggi il tennis giocato ha il suo apice nella Court Philippe-Chatrier. All’inizio Djokovic si conferma maestro nell’applicare, potenziandone l’efficacia, la più nota esortazione di Brad Gilbert, autore di “Winning Ugly”: la strategia vincente è sfruttare le debolezze altrui invece di esibire i propri colpi migliori, perché il punteggio non premia la bellezza ma l’efficacia. È quanto avrebbe dovuto fare Sinner quando si è trovato avanti 3-6 2-6 1-5: invece di “metterla di là”, come si usa dire, e aspettare l’errore dell’avversario, aveva insistito con l’aggressività, sbagliando lo sbagliabile. Ok, acqua passata. Nole è però anche un formidabile intrattenitore con i suoi colpi a effetto, che oggi costringono il pubblico a ovazioni che, in maggioranza, preferirebbe riservare al suo giovane avversario.

Intascati grazie all’esperienza e alla sapienza i primi due parziali (4-6 4-6), nel terzo Nole va in difficoltà per colpa di un break concesso in apertura a Joao, non recuperato nonostante le due immediate chance di controbreak. Ne ha un’altra nel decimo gioco, ma non la trasforma (6-3). Il quarto e il quinto set sembrano spezzarsi più volte a suo favore, eppure alla fine è il menino do Rio a prevalere (7-5 7-5). L’ultimo set resterà comunque tra i memorabili della carriera dell’eroico trionfatore in ventiquattro major. Suo malgrado, direi. Le prova tutte per fermare il ragazzino e il tempo: niente da fare, Fonseca chiude i conti con tre ace consecutivi. Nella conferenza stampa post-match, Djokovic è lucido e sincero: “A 39 anni, giocare cinque set in un campo come questo significa qualcosa. Verso la fine del match c’erano momenti in cui restavo in piedi a fatica, sulle gambe. Poi guardavo il pubblico, sentivo il sostegno della gente che mi sollevava lo spirito, ed era qualcosa di magico. Quando metto da parte la delusione e i pensieri negativi, resta molto di cui essere orgoglioso”. E poi un profluvio di complimenti per Fonseca: “È un professionista serio e, da quanto ho visto finora, ha tutto per arrivare in alto. Ha il talento, può contare su un’intera nazione, il Brasile. C’è molto attorno a lui, ed è giusto così. Spero possa diventare la prossima grande cosa di questo sport”.

Ha ragione. Il gioco di Joao si fonda soprattutto sulla velocità di braccio e sull’aggressività da fondo: colpisce molto forte sia di diritto sia di rovescio, prende spesso la palla in anticipo e cerca continuamente di comandare lo scambio. Il diritto è il colpo più devastante, capace di produrre accelerazioni improvvise anche da posizioni difficili, ma colpisce soprattutto la qualità del rovescio bimane, già molto stabile e penetrante. Pur avendo un tennis offensivo, si muove con notevole elasticità, scivola bene anche sulla terra battuta e possiede una coordinazione naturale che gli consente di difendersi senza perdere aggressività. Se ne è reso conto oggi, in più occasioni, Djokovic, che ha visto con sgomento raggiungere dall’avversario alcuni suoi colpi estremi, trasformandoli in vincenti. A impressionare è anche la personalità del brasiliano: gioca senza timori reverenziali, si prende responsabilità nei momenti importanti e mostra una serenità rara per la sua età. Deve ancora affinare la gestione delle variazioni tattiche, ma il potenziale atletico e tecnico è da vertice assoluto.

Ho accennato poco sopra a Jodar, Kouame e Landaluce. Sul campo della Court Simonne Mathieu il madrileno ha eliminato oggi in rimonta l’americano Alex Michelsen (7-6 6-7 4-6 6-3 6-3), mentre ieri il diciassettenne di Sarcelle, periferia difficile di Parigi, aveva battuto Adolfo Daniel Vallejo con il punteggio di 6-3 7-5 3-6 2-6 7-6. È stato il match più lungo del torneo, quattro minuti in più di Djokovic vs. Fonseca. Landaluce, sempre ieri, aveva superato al quinto set il ceco Vit Kopriva (1-6 2-6 6-4 7-5 6-0). Siamo ansiosi verificare se i tre giovani emergenti confermeranno quanto di buono hanno mostrato finora. Fonseca lo ha già fatto.


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