Basilicata

Il viaggio della legalità del pentito Bonaventura nei beni confiscati

Il pentito crotonese Bonaventura e l’associazione francese “Crim’Alt” in tour nei beni confiscati nel Reggino, messaggi di speranza


CROTONE – Un viaggio itinerante nel cuore del riscatto calabrese, per dimostrare che la via della legalità non è solo un percorso giudiziario, ma una scelta quotidiana che si coltiva sul territorio. Luigi Bonaventura, collaboratore di giustizia originario di Crotone, ha concluso un intenso ciclo di incontri pubblici e seminari formativi in Calabria. Quattro giorni intensi, vissuti tra Polistena, Reggio Calabria e Palizzi, che hanno sancito un gemellaggio internazionale cruciale tra l’associazione italiana “Sostenitori dei testimoni e collaboratori di giustizia” e la realtà francese “Crim’Alt”, guidata dal politologo ed esperto di criminalità organizzata Fabrice Rizzoli, che insegna in diversi istituti universitari francesi.

Il diario del tour: dalla Piana alla costa jonica

L’itinerario ha toccato con mano i simboli della rinascita sociale della regione, mostrando agli ospiti d’oltralpe un modello di antimafia concreta. Il viaggio è iniziato a Polistena, con la delegazione ospitata nel Centro Puglisi, una struttura confiscata alla criminalità organizzata. Il gruppo ha visitato i laboratori della cooperativa Valle del Marro, toccando i terreni di Drosi – dove nascono le clementine simbolo di agricoltura pulita – e l’uliveto di Oppido Mamertina, dove sorge l’Albero dell’Amicizia piantato nel 2020. Durante lo spostamento verso Rosarno, lo sguardo si è allargato anche alle dinamiche del porto di Gioia Tauro.Il tour si è poi spostato a Reggio Calabria. Qui i partecipanti hanno fatto tappa alla cooperativa Macramé e pranzato presso un ristoratore che ha avuto la forza di denunciare il racket del pizzo.

Il legame tra la Calabria e la Francia

Tappa fondamentale al Palazzo della Cultura per ammirare le opere d’arte confiscate al “re dei videopoker” Gioacchino Campolo. Proprio la figura di Campolo unisce la Calabria alla Francia. Un appartamento a lui confiscato in rue Saint-Honoré, a Parigi, è diventato infatti il primo bene immobile destinato a uso sociale sul suolo francese, un successo legislativo che Crim’Alt sta cercando di replicare oltre le Alpi, dove la tutela dei testimoni sconta ancora forti lacune nei procedimenti per omicidio.

Il baricentro si è poi spostato sulla costa ionica. Tra gli splendidi vigneti della cooperativa Terre Grecaniche a Palizzi, Luigi Bonaventura è stato il protagonista del workshop “Resilienza”, un momento di confronto serrato incentrato sulla necessità di creare uno spartiacque netto tra vittime e carnefici.

Al centro il progetto “Liberi di scegliere”

Il dibattito centrale del tour ha riguardato il superamento delle logiche criminali, con un focus speciale sul progetto “Libero di scegliere”. L’iniziativa, avviata anni fa dal magistrato Roberto Di Bella, mira a spezzare i legami di sangue della ‘ndrangheta, offrendo tutele e percorsi alternativi ai minori cresciuti in contesti di cosca per sottrarli a un destino criminale già scritto. Bonaventura ha colto l’occasione per fare un salto a Catania e incontrare il giudice che là dirige il Tribunale dei minori.

«La Calabria non è solo ciò che viene descritto», ha dichiarato con forza Bonaventura, evidenziando il contrasto tra il proprio passato e la strabiliante volontà di riscatto incontrata nei territori visitati. «Ho raccontato come si nasce ‘ndranghetisti e l’importanza di offrire un’alternativa».

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Le note critiche e il messaggio di speranza

Non sono mancate, tuttavia, le note dolenti. Il collaboratore di giustizia ha espresso amarezza per il fatto che questo importante ritorno nella sua terra sia stato reso possibile e sostenuto principalmente da una realtà associativa d’oltralpe, auspicando in futuro una maggiore apertura e un minore timore da parte del tessuto sociale locale. L’obiettivo dell’associazione resta quello di portare questo modello di prevenzione, formazione e rottura culturale anche nel Crotonese. «Per me quella è zona calda ma credo che i tempi siano maturi», dice l’ex reggente della cosca Vrenna Bonaventura Corigliano di Crotone, che con le sue rivelazioni ha contribuito ad arresti e condanne nel territorio.

«Oggi mi sento un uomo libero», ha concluso con emozione Bonaventura a margine del workshop conclusivo a Reggio Calabria, volto a consolidare la rete tra istituzioni, inquirenti e società civile. «Il mio messaggio è che si può sempre cambiare. Ho dato ai miei figli la possibilità di non essere vittime di logiche obsolete e di camminare a testa alta».


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