Società

Caldo in classe e scuole senza aria condizionata: “Meno del 10% delle aule è climatizzato, l’apprendimento degli studenti a rischio”. L’allarme della Gilda

L’estate non è ancora iniziata, ma il termometro nelle aule italiane segna già una emergenza annunciata.

A lanciare l’allarme è Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, che intervistato da TGCOM24 ha commentato i dati di un recente studio Ocse: il calore influisce negativamente sull’apprendimento degli studenti, e le scuole italiane non sono attrezzate per farvi fronte.

Meno del 10 per cento delle classi dispone di climatizzazione. Una percentuale bassissima, destinata a diventare un problema concreto non appena le temperature superano la soglia di comfort. Castellana sottolinea che la situazione si aggrava per le classi pollaio: “Molte classi raggiungono e superano i 30 alunni”. L’effetto sulla didattica è diretto, con studenti che faticano a seguire e insegnanti costretti a gestire condizioni ambientali inadeguate.

Il nodo delle risorse investite non è meno critico. Secondo il sindacato, i fondi del Pnrr avrebbero potuto essere indirizzati in modo più efficace. “Abbiamo sprecato molte occasioni – afferma Castellana – molti progetti e risorse potevano essere destinati all’edilizia, realizzando magari interventi più strutturali”. La richiesta è chiara: rivedere l’anagrafe dell’edilizia scolastica nazionale. I plessi censiti sono oltre 40mila, e secondo il coordinatore versano tutti, da Nord a Sud, nella stessa condizione di inadeguatezza.

Sul calendario scolastico il sindacato apre un altro fronte. “Ogni estate è sempre lo stesso problema. L’Italia è la nazione d’Europa con più giorni di scuola, i ragazzi hanno bisogno di una pausa”. Castellana respinge la tentazione di allungare ulteriormente l’anno per compensare i vuoti assistenziali. Paesi con clima simile come Spagna e Grecia adottano calendari analoghi e soffrono le stesse ondate di calore, senza per questo trasformare la scuola in un deposito di emergenze sociali.

La critica più dura riguarda la funzione che la società attribuisce all’istituzione scolastica. “Sulla scuola si scarica tutto ciò che lo Stato non riesce a dare”. Il rappresentante della Gilda invita a ripensare la formazione e l’intrattenimento dei bambini e dei ragazzi nei mesi estivi, senza caricare la scuola di responsabilità che non le competono. “È inevitabile pensare – conclude – che in troppi credono che la scuola sia un parcheggio”.


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