Morta a 32 anni dopo il vaccino AstraZeneca: braccio di ferro tra pm e giudice, che di nuovo ordina di indagare ancora

Genova. Se non uno scontro aperto, è quantomeno un braccio di ferro molto serrato questo che da alcuni mesi sta rimbalzando tra il nono e il decimo piano di palazzo di Giustizia, nel dettaglio tra il pm Giuseppe Longo e la gip Angela Nutini.
Per la seconda volta la giudice ha infatti chiesto alla Procura di approfondire le indagini sulla morte di Francesca Tuscano, l’insegnante di 32 anni deceduta il 4 aprile 2021 per una trombosi cerebrale, due settimane dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid AstraZeneca. Il sostituto procuratore Giuseppe Longo aveva chiesto una prima volta l’archiviazione, sostenendo che non ci poteva essere responsabilità del personale medico sanitario che l’aveva vaccinata, ma i famigliari si erano opposti chiedendo di indagare ancora.
E la gip aveva disposto con ordinanza al pm di fare ulteriori indagini approfondendo il ruolo delle autorità sanitarie che, soprattutto a livello romano, avevano dato pareri e disposizioni contraddittore sull’utilizzo di quel tipo di vaccino soprattutto nella popolazione più giovane.
Dopo un mese la procura aveva nuovamente chiesto l’archiviazione con una motivazione molto sintetica che non ha evidentemente convinto la giudice.
Così, dopo l’udienza di due giorni fa, Nutini ha dato per la seconda volta ragione agli avvocati Tatiana Massara, Federico Bertorello e Salvatore Bottiglieri – che assistono i famigliari – ordinando altri quattro mesi di approfondimenti “al fine di individuare possibili responsabilità nell’ambito dell’organizzazione ed attuazione della campagna vaccinale con il vaccino AstraZeneca – scrive la giudice – e condotte che possano avere causalmente contribuito a cagionare colposamente la morte di Francesca Francesca Tuscano”.
Non solo, la giudice nell’ordinanza esplicita che laddove “dovessero emergere profili di responsabilità penale andrebbe estesa l’indagine all’esistenza di eventuali ulteriori vittime di eventi infausti”, specificando che il riferimento deve essere ad altre morti sospette o comunque a ricoveri o interventi di persone colpite da una sintomatologia simile a quella che ha portato alla morte della giovane insegnante.




