«Ostaggi del protocollo, la Regione lo blocchi»
ANCONA Il tema non è sostituire i medici con gli infermieri. Il problema, semmai, è continuare a chiedere agli infermieri di reggere una parte dell’emergenza senza strumenti operativi adeguati. Dopo il caso delle postazioni del 118 rimaste senza automedica e l’allarme sulla carenza di camici bianchi, il rientro su un fronte aperto ormai da 18 anni: protocolli e algoritmi per le ambulanze infermieristiche. Per Massimo Pigliacampo, consigliere regionale e membro del comitato scientifico nazionale Siiet (la Società italiana infermieri emergenza territoriale): «Le Marche sono troppo indietro».
Il confronto
Il confronto, spiega, non riguarda solo la nostra regione. «Il sistema di emergenza, nelle altre regioni e nel resto del mondo, dall’America al Congo, si basa su una forte presenza di infermieri: si lavora con algoritmi costruiti su evidenze scientifiche». È questo, secondo Pigliacampo, il salto che le Marche non hanno ancora compiuto. «Senza algoritmi – osserva Pigliacampo – l’infermiere può muoversi quasi solo nello stato di necessità previsto dall’articolo 54 del codice penale: cioè quando, se non interviene, quella persona rischia di morire. Ma non può essere questo il modo ordinario di far funzionare l’emergenza territoriale».
Il paradosso
Il risultato, aggiunge, è un paradosso: professionisti formati, spesso con competenze avanzate, finiscono per poter fare molto meno di quanto sarebbero in grado di garantire. «In certi casi si arriva poco oltre l’accesso venoso, la rilevazione dei parametri vitali e un’ossigenoterapia limitata a 2litri al minuto. È troppo poco rispetto alla preparazione che c’è». Anche la somministrazione di farmaci salvavita, dice Pigliacampo, può rientrare in questo quadro: «Con le dovute certificazioni e dentro algoritmi validati, in determinati scenari l’infermiere deve poter somministrare anche l’adrenalina (e non solo). Non per iniziativa personale, ma perché previsto da un percorso riconosciuto ed avallato da evidenza scientifiche». Da qui la critica anche alla narrazione. «Non bisogna incutere paura nella popolazione. Dire che manca il medico e che quindi il sistema è scoperto rischia di far passare l’idea che l’infermiere non sia in grado di intervenire. Non è così».
La strategia
Per Pigliacampo il punto è un altro: i medici restano indispensabili, ma proprio perchè nell’attuale assetto risultano carenti, devono essere impiegati dove la loro presenza è davvero decisiva. «Serve un’ottimizzazione del sistema emergenziale regionale. Se mando un medico su un caso che può essere gestito da un infermiere formato, dentro un algoritmo certificato, poi rischio di non averlo disponibile per un politrauma pediatrico o per un intervento complesso». La richiesta, quindi, non è allargare le maglie senza controllo, ma fissarle meglio. «Servono algoritmi e responsabilità definite. La proposta è ferma da almeno 18 anni, e solo nelle Marche. La regione sblocchi il protocollo».




