Toscana

Micro e piccole imprese sempre più in difficoltà


La crisi internazionale e le tensioni in Medio Oriente stanno producendo effetti sempre più pesanti anche sul tessuto produttivo aretino. A lanciare l’allarme è Cna Arezzo, che raccoglie le preoccupazioni di artigiani e piccole imprese alle prese con l’aumento dei costi di carburanti, energia e materie prime. Secondo l’analisi della Confederazione nazionale, il rincaro del gasolio rischia di trasformarsi in una vera e propria “tassa occulta” per le micro e piccole imprese, con extra costi che, a livello nazionale, possono arrivare fino a 4 miliardi di euro l’anno.

Una situazione che nel territorio aretino si traduce in difficoltà quotidiane per imprese che lavorano costantemente “su gomma”, tra cantieri, manutenzioni, consegne e assistenza tecnica.

“Dopo la bolla del Superbonus e gli aumenti legati prima alla guerra in Ucraina e adesso alle tensioni in Iran – spiega Lucio Valeri, imprenditore edile di Poppi e presidente Cna Costruzioni Arezzo – ci troviamo davanti a una situazione che continua a destabilizzare il comparto edile sotto tutti i punti di vista. I costi delle materie prime sono aumentati in maniera enorme: materiali inerti e calcestruzzo hanno avuto rincari tra il 10 e il 15%, mentre altri prodotti legati al petrolio, come guaine, isolanti e materiali per la coibentazione, hanno registrato aumenti anche superiori al 20%”.

Valeri evidenzia anche le difficoltà operative che le piccole imprese stanno affrontando ogni giorno. “Noi siamo una realtà di quattro persone, ma abbiamo diversi mezzi operativi che utilizziamo quotidianamente per lavorare nei cantieri. Cerchiamo di ridurre gli spostamenti, ottimizzare i trasporti e utilizzare meno mezzi possibile, ma fino a un certo punto si può fare. Se lavori in un cantiere pubblico dentro il Parco Nazionale o al Santuario della Verna, non puoi pensare di sostituire un escavatore con il lavoro manuale. Alcuni costi sono inevitabili”.

A complicare ulteriormente la situazione ci sono gli appalti pubblici. “Molti lavori ci sono stati affidati mesi fa con prezzi che oggi non sono più reali. Le revisioni dei prezzari aiutano solo in parte e non sempre coprono l’effettivo aumento dei costi. Alla fine tutto si ripercuote sulle imprese e poi inevitabilmente anche sui cittadini. Chi oggi deve ristrutturare casa si trova davanti preventivi aumentati del 30 o 40% rispetto a uno o due anni fa”.

Preoccupazioni condivise anche dagli impiantisti. “L’aumento del carburante – sottolinea Francesco Ingui, imprenditore di Castiglion Fiorentino e presidente Cna Installazione Impianti – ci ha costretto a cambiare completamente la gestione aziendale. Appena abbiamo visto il rialzo continuo del gasolio abbiamo deciso di riempire le cisterne per cercare di proteggerci dagli aumenti futuri. Questo però significa immobilizzare liquidità che normalmente avremmo utilizzato per altri investimenti o per la gestione ordinaria dell’attività”.

La sua azienda, che opera esclusivamente nella provincia di Arezzo con tre mezzi attivi ogni giorno, stima un aggravio di circa 2mila euro l’anno solo per il carburante. “Può sembrare una cifra limitata – spiega Ingui – ma non è solo quello. Sono aumentati anche i costi di trasporto dei materiali che acquistiamo dai fornitori. E quei costi dobbiamo poi trasferirli ai clienti finali, che inevitabilmente si lamentano e fanno fatica a comprendere perché una consegna oggi costi molto più di prima”.

Secondo Ingui, il problema più grande è il clima di incertezza che si sta creando. “Le persone si stanno fermando, stanno rinviando lavori e investimenti. Chi pensava di ristrutturare aspetta tempi migliori, chi voleva ampliare o trasferire l’attività oggi ci pensa due volte. Anche noi, come azienda, avevamo in programma di spostarci in una nuova sede, ma stiamo andando molto cauti. Quando cresce l’instabilità internazionale, tutto il sistema economico rallenta”.

Cna chiede quindi al Governo misure rapide e concrete per sostenere le micro e piccole imprese, vero motore dell’economia territoriale, evitando che le tensioni geopolitiche si trasformino in un ulteriore colpo alla competitività delle aziende artigiane.
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