Morto il sassofonista Sonny Rollins, leggenda del jazz
È morto a 95 anni Sonny Rollins, uno dei grandi protagonisti della storia del jazz. La notizia della scomparsa del sassofonista è stata confermata dalla portavoce Terri Hinte. Considerato tra gli ultimi giganti dell’epoca bebop, Rollins è stato accostato per influenza e statura artistica a figure come John Coltrane e Charlie Parker.
La sua fama era legata soprattutto all’eccezionale capacità improvvisativa, qualità che lo ha reso un punto di riferimento assoluto per generazioni di musicisti. In un’intervista rilasciata a “People” nel 2018, spiegava così il proprio rapporto con la musica: “Molti di quelli con cui sono cresciuto volevano diventare musicisti jazz, ma non avevano il talento necessario. La musica è un dono. Tutti possono impararla, ma solo pochi hanno davvero qualcosa di speciale”.
Nato a New York nel 1930 con il nome di Walter Theodore Rollins, crebbe ad Harlem in una famiglia originaria delle Isole Vergini. Dopo gli inizi al pianoforte e al sassofono contralto, a 16 anni passò al tenore, ispirato dal suo idolo Coleman Hawkins, lo strumento che lo avrebbe consacrato.
Giovanissimo, aveva già suonato accanto ad alcuni dei maggiori nomi del jazz, tra cui Miles Davis e Thelonious Monk, che in seguito avrebbe definito il proprio “guru musicale”. “Ho suonato e studiato con Monk, mi ha insegnato moltissimo ed era anche una persona straordinaria”, raccontò in un’intervista del 2013.
Negli anni Cinquanta affrontò una lunga dipendenza dall’eroina. Dopo diversi arresti legati alla droga, nel 1954 venne ricoverato presso il centro federale di riabilitazione di Lexington, in Kentucky, noto come “Narco Farm”, all’epoca uno dei pochi istituti statunitensi specializzati nel trattamento delle tossicodipendenze.
Successivamente si trasferì a Chicago, dove tornò gradualmente a esibirsi mantenendo la sobrietà. In un’intervista al “Chicago Reader” del 2008 ricordava: “Pensavo di dover essere abbastanza forte da convivere con quell’ambiente, perché quella era la scena jazz di allora. Quando lasciai Lexington ero pulito, ma dovevo ancora ritrovare il mio posto nella società”.
Nel corso della carriera Rollins ha ricevuto sette candidature ai Grammy, conquistando due premi. Nel 2004 gli era stato assegnato il Grammy alla carriera, mentre nel 2011 aveva ricevuto il Kennedy Center Honor e la National Medal of the Arts. Nel 2017 il suo archivio personale è stato acquisito dallo Schomburg Center for Research in Black Culture della New York Public Library.
Su OndaRock recentemente avevamo dedicato un approfondimento a uno dei suoi capolavori, “Newk’s Time” del 1959.
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