Antonelli promosso anche in Canada. Hamilton secondo dopo un anno e mezzo
Il ritiro di Russell ha aperto la fase centrale della corsa. Virtual safety car, finestre di sosta, detriti e guai tecnici hanno ricomposto la classifica a strappi. Alonso si era già fermato, Perez si è ritirato più avanti, Norris ha parcheggiato la McLaren per un problema meccanico dopo una domenica nata male e proseguita peggio. Albon è uscito dal quadro dopo il contatto con Piastri. In totale, ben sei ritiri. In mezzo a tutto questo Leclerc ha fatto quello che poteva: ha superato Hadjar, è risalito fino al quarto posto, ma non ha mai agganciato davvero la lotta per il podio. Uno svarione “largo” nel finale ha chiuso ogni residua possibilità di rientrare su Hamilton e Verstappen, ma il distacco non era mai sembrato facilmente colmabile neanche prima.
La parte migliore, per il pubblico, l’ha regalata proprio Hamilton. Non a caso, è stato votato pilota del giorno. Anche in questo caso, non accadeva dal 2024, l’ultimo suo anno con la steppa a tre punte. A Montreal ha vinto sette volte (undici sul podio, meglio di lui solo Michael Schumacher a quota dodici) e conosce traiettorie, frenate e trappole meglio di quasi tutti. Per molti giri è rimasto in zona utile, senza forzare oltre il necessario. Poi ha iniziato a ridurre il distacco da Verstappen e al giro sessantadue ha completato il sorpasso in frenata, prendendosi un secondo posto pesante per la Ferrari e per la sua stagione. Non è stata una vittoria, ma era da tempo che non si vedeva un Hamilton così concreto nel corpo a corpo finale.
Verstappen ha resistito, poi ha dovuto cedere. Il terzo posto, in altri anni, sarebbe stato quasi una sconfitta; vale invece come primo podio stagionale e come segnale minimo di riapertura per una Red Bull ancora lontana dalla macchina dominante che era stata fino al 2024 e, tutto sommato, anche nel finale del 2025. Più indietro, dopo un Leclerc in chiaroscuro, ma ancora a pieni giri, la classifica ha premiato Hadjar, Colapinto, Lawson, Gasly, Sainz e Bearman: punti utili, in una domenica in cui arrivare al traguardo senza errori è già stata una selezione. Ma un cattivo segnale: tutti doppiati dal sesto in poi, di cui 1 giro dal sesto al decimo ma perfino a due e quattro giri per gli altri, non sono un buon segnale di salute e di bilanciamento delle prestazioni fra i vari team.
Antonelli, in stato di grazia e contemporaneamente al volante dell’auto migliore, sale così a quota quattro vittorie in Formula 1: una in meno di Nino Farina e Michele Alboreto nella speciale ranking degli italiani più vincenti di sempre. Il confronto storico resta delicato, perché Farina costruì quei numeri in sole due stagioni, dove tre vittorie nel 1950 furono sufficienti per il primo mondiale: c’erano tuttavia molti meno gran premi e un contesto tecnico, sportivo e finanziario assolutamente incomparabili. Ma il dato sportivo basta da solo. A 19 anni Antonelli ha vinto una gara sporca, interrotta, difficile da tenere in mano. Non l’ha vinta nel modo più pulito, perché Russell si è fermato quando era ancora pienamente in partita. E l’ha ammesso a fine gara: “non volevo vincere così”. L’ha però chiusa senza regalare nulla, mentre attorno a lui molti altri perdevano pezzi, tempo o lucidità.
La Mercedes lascia alle spalle quindi la prova canadese con un’altra vittoria e con un problema da non sottovalutare. Il passo c’è, il pacchetto funziona, però Russell è rimasto a bordo pista, furioso (e indietro di 43 punti mentre dopo la “partenza” di Hamilton sperava di avere quasi campo libero e di essere diventato la prima guida), e la McLaren ha buttato via una gara che poteva almeno avvicinarla al podio. La Ferrari porta a casa punti e una domenica solida, senza poter ancora dire di essere alla pari: è a 41 punti nei costruttori dai papaya campioni del mondo in carica, ma il ritardo sulle frecce d’argento è già a quota 72 punti dopo cinque prove completate.
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