Emilia Romagna

La zona sta migliorando, ma di strada da fare ce n’è ancora


Appena a nord della stazione c’è la Bolognina, uno dei quartieri più iconici e discussi di Bologna. Tra i cantieri del tram, il verde, i mercati e le associazioni, una comunità eterogenea e vivace che da anni tiene duro e continua, giorno dopo giorno, a prendersi cura delle proprie strade. Dopo il taglio del nastro in via Zampieri, dove il sindaco Matteo Lepore, l’assessora Matilde Madrid e la presidente del Quartiere Navile Federica Mazzoni hanno inaugurato i nuovi spazi di comunità insieme a residenti, associazioni e comitati del territorio, siamo andati tra le vie, le bancarelle e i tavolini all’aperto per parlare con alcuni cittadini: com’è vivere alla Bolognina, cosa funziona, cosa può migliorare e cosa pensano di questi interventi.

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Giovani, pregiudizi e socialità

Durante l’incontro istituzionale, gli interventi del pubblico hanno fatto emergere diverse criticità. C’è chi ha denunciato i controlli “selettivi” da parte della polizia, che colpirebbero soprattutto giovani e stranieri. Un altro intervento ha invece acceso i riflettori sui continui atti vandalici nel quartiere, citando i ripetuti danneggiamenti alla sede de La Casa del Mondo, episodi attribuiti a un clima di intolleranza e violenza politica.

Abbiamo portato questi temi al Mercato Albani, dove un gruppo di universitari seduti ai tavolini al sole ci ha raccontato la propria esperienza. Vivono nei pressi di piazza Lucio Dalla da qualche anno e le zone rosse le conoscono bene, non per sentito dire. Raccontano di essere stati fermati più volte, anche nell’arco di poche ore, nonostante il quartiere sia casa loro da anni. “A un certo punto ci riconoscono, no? Eppure ci fermano lo stesso”, dice uno di loro. E ammettono che non faticano a credere che possa esistere un pregiudizio razziale nei controlli. 

Più entusiasta la risposta quando si parla di spazi sociali e attività ricreative. “È bello poter uscire e conoscere gente senza dover spostarsi più di tanto. Spesso invitiamo anche compagni che vivono altrove perché l’atmosfera è più accogliente rispetto al centro, tipo via Irnerio o la Montagnola”, raccontano. 

Sul tema sicurezza, i ragazzi spiegano che in contesti come quello di oggi si sentono più che a loro agio. Il problema, dicono, è quando le strade si svuotano: quando i residenti si chiudono in casa e chi rimane fuori è solo, è lì che i problemi vengono a galla.

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“La zona sta migliorando, ma c’è ancora molto da fare”

Poco più in là, un signore di poco più di settant’anni, ben vestito e dall’aria vivace, si gode il bel tempo sorseggiando un bicchiere di vino bianco. Dice che il quartiere è cambiato, che ci sono più negozi, più gente, più vita. Ma mentre parla, due persone si avvicinano e gli chiedono qualche moneta. Le guarda andare via e sospira. “Vuole che le dica la verità? La zona sta migliorando, ma di strada da fare ce n’è ancora. Questi spazi sono una bella cosa, però bisogna anche pensare a chi vive in difficoltà per strada.”

Al mercato ci viene spesso, apprezza il movimento, la gente che si ferma, i giovani che tornano a frequentare le vie. Ma nota che certi angoli cambiano più lentamente di altri. “Il problema non è la gente che viene da fuori. Il problema è quando i cittadini non si parlano, non si fidano e non aiutano chi ha bisogno. Le vediamo tutti le persone che abusano di sostanze ma pochi fanno veramente qualcosa a riguardo, qualcosa si sta muovendo, ma è solo l’inizio.”

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Le nuove famiglie

In via di Vincenzo, una giovane mamma che passeggia con la figlia racconta di essersi trasferita a Bologna da poco. Prima di venire, aveva sentito cose preoccupanti sul quartiere. “I vicini sono stati subito accoglienti, la casa mi piace, la zona pure, non è come me la raccontano. Ma il tema dello spaccio circola molto, tutti ne parlano, anche se non ho visto nulla di preoccupante in prima persona.” Quello che chiede è più verde. “Anche solo piantare qualche albero per strada, creare un po’ d’ombra ora che arriva l’estate. I bambini hanno bisogno di spazi e di giostre, sennò perdono la testa davanti al cellulare.”

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“Ho visto più pattuglie, ma l’ansia non passa”

Poco distante, una residente anziana osserva la via con aria guardinga. “Qui dipende dalle giornate. Non vedo troppi miglioramenti, tutto sommato: non fai in tempo a risolvere un problema che ne emerge un altro. Quello che temo ogni giorno è attraversare la strada: i monopattini sfrecciano, la gente guida male, e con i cantieri è ancora peggio.” I cantieri del tram non la entusiasmano: il rumore, le strade sbarrate, i percorsi che cambiano ogni settimana. Sa che servirà, ma nell’attesa la quotidianità ne risente. La sera evita piazza dell’Unità. “Non è che succeda sempre qualcosa, ma ci sono serate in cui i ragazzi fanno rumore fino a tardi e non mi sento tranquilla. Ho visto più pattuglie ultimamente, questo sì. Ma l’ansia non passa lo stesso.”

Le voci raccolte in un pomeriggio ci restituiscono un quadro complesso di un quartiere che ha molto da offrire e che chiede ascolto e attenzione. Gli spazi aperti oggi sono una risposta concreta, e i residenti lo riconoscono. Ma tra chi si sente fermato troppo spesso, chi aspetta più alberi e giostre, chi evita la piazza la sera e chi aspetta da anni che i cantieri finiscano, il messaggio è lo stesso: la direzione è quella giusta, ma la strada è ancora lunga.

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