Puglia

Dati sul lavoro, Giovani Democratici Barletta: “La Puglia cresce, Bat unica col segno negativo”

“Negli ultimi anni, nel nostro territorio, non si è mai aperta una riflessione seria sulla creazione di poli di attrazione nei settori in cui i giovani si sono formati. A mancare è stata la lungimiranza e la competenza della politica nella conoscenza degli strumenti moderni di sviluppo: si continua a difendere un modello economico basato su settori tradizionali e a basso valore aggiunto, con il risultato di costringere i laureati a lasciare la città. I dati sull’occupazione nella provincia di Barletta-Andria-Trani certificano questa miopia in modo drammatico. Mentre la Puglia cresce a ritmi sostenuti (+8,21% tra il 2018 e il 2025), la BAT è l’unica provincia a registrare un segno negativo, con una perdita di 2.700 posti di lavoro (-2,39%). Ancora più grave è il crollo concentrato nell’ultimo triennio (-6,99% tra il 2022 e il 2025), proprio negli anni in cui erano disponibili le risorse straordinarie del PNRR e gli strumenti della ZES. Questo dimostra una difficoltà strutturale del territorio a intercettare le opportunità”, denunciano i Giovani Democratici di Barletta.

“Non è solo una questione quantitativa, ma anche qualitativa: oltre il 60% dei nuovi contratti è a tempo determinato. Il lavoro che si crea è precario, instabile, incapace di trattenere chi ha investito anni in formazione. Il report della Shift-Share Analysis è ancora più chiaro: il problema non è nazionale, ma locale. La BAT ha perso competitività. L’industria è stata letteralmente desertificata, con una perdita del 31% degli occupati nel manifatturiero (-8,3 mila unità), mentre i servizi ad alto valore aggiunto – come comunicazione, innovazione e logistica – risultano fortemente sottosviluppati. Non è un caso se la provincia si colloca al 103° posto su 107 per tasso di occupazione e al 106° per occupazione femminile.

Mentre la politica locale resta ancorata a vecchi schemi, il mondo va avanti. Strumenti come Resto al Sud, rafforzato nel 2026 con il fondo perduto al 50%, dimostrano che la voglia di fare impresa esiste. Tuttavia, i giovani formati nelle discipline tecniche, scientifiche o creative si trovano davanti a un territorio che non offre un ecosistema adeguato. La nostra proposta parte da un cambio di visione. La ZES Unica non deve rimanere un incentivo astratto, ma diventare un vero acceleratore per i lavori del futuro. Per farlo servono scelte concrete: costruire una zona ASI provinciale unificata, superando i campanilismi, capace di pianificare aree produttive moderne, interconnesse e dotate di infrastrutture digitali.

L’obiettivo è creare un sistema integrato. Da una parte, strumenti come Resto al Sud e TecnoNidi devono sostenere la nascita di nuove imprese; dall’altra, i vantaggi fiscali della ZES – riduzione dell’IRES e decontribuzione – devono rendere realmente conveniente investire e restare. Un giovane che vuole aprire uno studio di progettazione o una startup non può essere lasciato solo: deve avere un contesto che lo accompagni. Parallelamente, bisogna investire sui settori già presenti ma con un salto di qualità. L’agricoltura deve evolversi in chiave agro-industriale, puntando su trasformazione e innovazione. Turismo e commercio devono uscire da una logica di basso valore aggiunto, mentre è urgente rafforzare i servizi avanzati – logistica, digitale, consulenza alle imprese – oggi completamente insufficienti. La sfida non è creare nuovi uffici, ma costruire condizioni reali di sviluppo. Servono luoghi fisici e distretti produttivi dove competenze tecniche e creative possano incontrarsi. Guardiamo a Bari, che ha trasformato la sua zona industriale in un polo dell’innovazione, e ai modelli di Andria e Molfetta, dove la cultura è diventata anche industria e lavoro. Barletta deve smettere di essere un dormitorio o un nodo di passaggio. Deve diventare un territorio in cui conviene restare, investire e costruire futuro. Abbiamo le competenze, abbiamo le risorse, abbiamo gli strumenti. Ora serve una politica capace di usarli.”


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