Il ricordo di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food: valorizzò e fece scoprire “Casizolu” e “Bue Rosso”
Oristano
Le testimonianze di Serafino Mura, responsabile regionale di Campagna Amica, e del sociologo Nicolò Migheli
Si è spento Carlo Petrini, il visionario che ha trasformato il cibo in cultura, identità e tutela del territorio. Fondatore di Slow Food, Petrini è morto nella tarda serata di ieri nella sua casa di Bra, in provincia di Cuneo, all’età di 76 anni. Gastronomo, giornalista e scrittore, è stato tra i maggiori promotori di un modello alimentare sostenibile, fondato sulla biodiversità, sulla qualità e sul rispetto delle comunità locali.
Il movimento Slow Food ha avuto un ruolo decisivo anche nella valorizzazione di due storici presìdi sardi: il Casizolu e il Bue Rosso, conosciuto anche come razza bovina sardo-modicana.
A ricordare Petrini, Serafino Mura, responsabile regionale di Fondazione Campagna Amica e referente di Campagna Amica Oristano, che con lui ha condiviso numerose esperienze legate alla tutela delle produzioni locali. All’epoca tecnico del Gal Montiferru, Mura collaborò con Petrini proprio nei progetti dedicati al Casizolu e al Bue Rosso.
“Lo ricordo con grande piacere”, racconta Mura. “Da quelle esperienze nate nel territorio sono stati coinvolti i produttori del Casizolu e gli allevatori della razza bovina sardo-modicana in purezza, oggi conosciuta come Bue Rosso”.
Secondo Mura, Petrini aveva “una visione innovativa e profonda del territorio”, capace di unire storia, tradizione, qualità e valore salutistico dei prodotti locali. “Ricordo le collaborazioni avviate fin dai primi anni Duemila, come quella con Zelinda Ceccarelli, nell’aretino, che ci permise di conoscere e adattare l’esperienza della valorizzazione della Chianina al nostro Bue Rosso. Da lì partirono numerose attività, prove e sperimentazioni per aumentare sempre di più il valore qualitativo della filiera”.
Mura sottolinea inoltre il ruolo fondamentale di Slow Food nella valorizzazione a livello nazionale dei due prodotti sardi.
“A Carlo Petrini e a Slow Food va il merito di aver portato il Bue Rosso e il Casizolu all’attenzione nazionale grazie alla partecipazione al Salone del Gusto di Torino, sempre a inizio anni Duemila. Fu allora che si comprese la grande potenzialità economica e culturale di queste produzioni. Da quel momento, le associazioni hanno continuato a partecipare all’evento con continuità”.
“Quella di Petrini era una visione illuminata e lungimirante”, aggiunge ancora Mura. “Negli ultimi anni aveva dato un contributo importante anche all’interno di Fondazione Campagna Amica, di cui faceva parte, portando avanti un’idea di cibo strettamente legata al territorio e alle persone che è una delle basi del progetto di Campagna Amica. Per lui il produttore non era mai separato dalla comunità e dalla storia che rappresentava”.
Infine, il ricordo personale di una frase che, racconta Mura, continua ancora oggi a citare durante incontri e seminari: “Petrini diceva sempre che l’atto agricolo più importante non è coltivare o seminare, ma vendere. E soprattutto acquistare. Perché quando il consumatore sceglie un prodotto, sostiene non solo quel produttore, ma l’intero territorio”.
Anche il sociologo Nicolò Migheli, utilizzando i social, ricorda Carlo Petrini, e l’esperienza in merito alla collaborazione del Gal Montiferru con i presidi Slow Food.
“Nel 1998 l’allora Gal Montiferru ebbe una collaborazione con i presidi di Slow Food, tanto che il Casizolu e il Bue Rosso sono tra i primi in Italia, partecipando al Salone del Gusto del 2000, dove i nostri prodotti ebbero una vetrina speciale. Il Casizolu era allora l’unico formaggio prodotto da donne conosciuto in un mondo casaro molto al maschile. Il Pecorino abruzzese di Farindola arrivò dopo alla notorietà. L’impatto della comunicazione fu fortissimo, annunciato dalla copertina dell’inserto della Stampa che presentava il Salone. Dopo il compito di promuovere il Montiferru venne semplificato, quell’immagine aveva aperto le porte”, così scrive Migheli. “Sono stato per 11 anni il responsabile dei presidi della Sardegna, un’esperienza unica che mi ha dato molto e ha affinato in me lo sguardo sul mondo contadino e pastorale da cui provengo, arricchendo la mia professionalità di sociologo rurale. Fai buon viaggio Carlo, le tue virtù non sono rimaste sotto il moggio. Grazie di tutto, è stato un onore conoscerti e frequentarti”.
Venerdì, 22 maggio 2026
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