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disastro Harden, i Cavs sotto 2-0

James Harden? Molto male contro i Knicks

Che non fosse più la macchina da canestri (e da step-back) vista agli Houston Rockets è risaputo da anni. Una interpretazione offensiva che era a livello dei migliori di sempre. Quel primo passo non c’è più. Quella velocità di piedi è svanita. Quell’istinto killer costante, anche se a volte non così razionale, che lo portava ad attaccare dal palleggio chiunque e da qualsiasi posizione è ormai un ricordo. Si è riciclato da tempo, James Harden. Già ai Clippers. Molti meno punti nelle mani, anche se rimane sopra la media degli scorer attuali. Ha sempre la capacità di costruire dal palleggio un tiro ad arcobaleno niente male, così come quella visione di gioco sublime che gli permette di servire alla perfezione i compagni sul perimetro o sui pick and roll centrali. E una mano sinistra da incorniciare. Tanto che in stagione, passato a Cleveland dopo 44 partite, non ha neppure fatto malaccio (23,6 punti di media con il 37,5% da tre e 8 assist).

Poi arriva questa semifinale di Conference contro i Knicks e la luce si spegne. Non si addossa mai la colpa delle sconfitte a un solo giocatore. Tuttavia, Harden è uno dei motivi del secco 2-0 inflitto al momento dalla squadra di coach Mike Brown. Si è ingrippato in attacco, tanto che i punti sono drammaticamente scesi a 16,5 di media. Da oltre l’arco (26,7%), l’avrebbe messa con più continuità DeSagana Diop quando evoluiva al fianco di LeBron James, in una Cleveland che ormai non c’è più. E poi c’è la difesa.

Qui, in effetti, va anche peggio. Di tenere il primo passo di Jalen Brunson non se ne parla neppure. Lo attaccano dal palleggio sistematicamente, manco avesse la scritta “prego, si accomodi” attaccata sulla schiena. Ma non si può pretendere troppo. Un minimo cambio di direzione o virata dopo una penetrazione e Harden va a carte quarantotto. Andare in aiuto in modo deciso, per lui, sembra sia una complessa formula di astrofisica da imparare a memoria. Difesa in transizione? Giammai, vostro onore.

Donovan Mitchell: tanti punti, poco risultato

Qui, invece, un giocatore che sembra sempre sul punto di spaccare il mondo. Poi, quando si arriva fino in fondo, non cambia mai nulla. Trattasi del più efficace eurostep al momento in circolazione. Roba da sorprendere lo stesso Manu Ginobili, uno che con questo movimento ha mandato a casa fior di giocatori. Tratta la palla in modo spettacolare, cambia direzione, è forte nelle entrate, esplosivo in campo aperto. Ha pure una discreta mano da tre, il che non guasta se hai il suo primo passo dal palleggio. Risultato? Poca roba. Sta segnando contro New York 27,5 punti di media, che sono tanti. È realizzatore implacabile. Sta sparando a salve da fuori con il 33% in semifinale. Ma la sua squadra è comunque sotto 2-0, in partite quasi senza storia. La verità è che dà sempre l’impressione, stringi stringi, di incidere poco sui risultati della propria squadra. Sembra non riesca a trascinare. E non è che i Cavs non siano un roster di alto livello, eh. Ma se alla fine fosse banalmente un secondo violino molto forte? Chissà.

Josh Hart è l’eroe di gara 2 contro i Cavs

Stanotte ha distrutto i Cavs con i suoi canestri. Con un Jalen Brunson che ha giocato al tiro del mattone dall’arco (1 su 7), segnando poco per i suoi standard (19 punti), ci ha pensato Josh Hart a guidare i Knicks sul 2 a 0 contro Cleveland. Per la guardia di New York stiamo parlando di 26 punti con 10 su 21 al tiro e 5 su 11 da tre. Ah, anche due palle rubate, perché Hart è motivato in difesa, velenoso sulle linee di passaggio, non si risparmia. Per il resto, in attacco fa tante cose bene, ma nulla in modo eccezionale. Però, quando serve, risponde spesso “presente“. Prezioso.

Alex Caruso, un All-Star travestito da “comprimario”

Siamo sicuri che non sia un All Star? Perché da come ha giocato gara 1 contro San Antonio, persa dai Thunder, sembrerebbe anche qualcosa in più. Per Alex Caruso, cognome campano che più campano non si può (ma dicono sia di origine siciliana), ben 31 punti e 8 su 14 da tre. Ma soprattutto una partita giocata come se fosse un clone ricavato dal DNA di Chris Mullin, Mitch Richmond e Gary Payton. Sta tirando in modo eccellente da fuori in questa semifinale, con addirittura il 61%.

Molto bravo anche ad entrare e andare fino al ferro, dove esibisce una insospettabile forza fisica, stacco da terra e controllo del corpo. Poi in difesa… beh, in difesa è qualcosa di veramente eccezionale. Grande mobilità laterale per stare addosso alle guardie, mani veloci, ma anche fisico, durezza, comprensione delle intenzioni degli attaccanti prima che prendano l’iniziativa. Si è trovato spesso anche a difendere contro Wembanyama in uno contro uno, nel tentativo di disturbare il lungo degli Spurs quando voleva mettere palla a terra. Ovvio, compito proibitivo, ma Caruso non ha per nulla sfigurato. Elemento imprescindibile degli attuali campioni.

That’s all Folks!
Alla prossima settimana.


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