Segnale di responsabilità che il Governo non può ignorare

“La notizia che il CdA di Sapir ha modificato il proprio Codice etico inserendo esplicitamente la promozione della pace e il rispetto dei diritti umani, è un fatto di cui essere orgogliosa come rappresentante di questo territorio. Si afferma in modo chiaro e non scontato in questo momento storico che sia garantito il rispetto della Costituzione, del diritto internazionale, delle convenzioni sui diritti”. Così la deputata Ouidad Bakkali del Partito Democratico.
“Sapir, con la sua compagine associativa pubblico-privato – prosegue la parlamentare dem – ha dimostrato che l’etica d’impresa non è uno slogan, ma una scelta concreta e coraggiosa. Questa notizia arriva proprio mentre Ravenna ospita il festival Deportibus e il cluster portuale italiano è riunito qui. Oltre ai temi che riguardano strategie e investimenti a Ravenna si afferma anche un principio: esiste (e deve esistere) una dimensione etica della logistica e della portualità. Sul tema delle armi destinate a zone di conflitto che non rispettano i diritti umani, questo principio non è negoziabile”.
“Insieme agli azionisti pubblici Comune, Provincia e Regione – aggiunge Bakkali – avevano già chiesto nel 2025, con una pec formale ai vertici di Sapir, di valutare tutte le possibili azioni per evitare che armi destinate a paesi in conflitto armato o scenario di accertate violazioni dei diritti internazionali, potessero transitare dai terminal in concessione all’Autorità di Sistema Portuale, nel rispetto della legge 185/1990. Quella richiesta oggi trova una nuova risposta dal territorio. È un segnale forte, che riconosco e che deve essere di esempio o almeno di stimolo a livello nazionale”.
“Ma non può essere soltanto Ravenna a farsi carico di queste responsabilità – conclude Bakkali – Dopo le condanne, giuste ma insufficienti, espresse a seguito del trattamento inaccettabile e incivile subito dagli attivisti della flottiglia, chiediamo al Governo un passo concreto: serve un segnale netto sul tema delle sanzioni e dei traffici di armi. Il tempo delle dichiarazioni di indignazione è finito, occorre dare seguito con azioni concrete in sede nazionale ed europea”.
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