«Su quella nave israeliana un campo di concentramento»

«Siamo stati portati su una nave militare nel porto di Ashdod dove è stato allestito un vero e proprio campo di concentramento, fatto di container e filo spinato». Lo ha dichiarato all’aeroporto di Istanbul il professor Vittorio Sergi, attivista del coordinamento Marche per la Palestina e membro della Flotilla. «Quella che abbiamo subito è stata una vera e propria tortura sistematica», dice il docente del liceo Rinaldini di Ancona ricostruendo la vicenda, dall’abbordaggio delle loro imbarcazioni.
Il racconto choc del docente del Rinaldini di Ancona
In mare «gli israeliani hanno sparato due volte, ferendo alla gamba una ragazza francese, solo perché cantavamo “Palestina libera” per avere delle coperte». «Poi da questa nave prigione siamo stati sbarcati nel porto di Ashdod dove sono iniziate le percosse, le umiliazioni, costretti per ore in posizioni di stress», ha affermato Sergi.
«Venivamo aggrediti ogni volta che alzavamo la testa o che provavamo a sederci. Il ministro Ben Gvir è venuto in mezzo a noi per fare propaganda mentre venivamo torturati».
L’attivista ha poi riferito che «le torture sono proseguite anche sui blindati diretti verso l’aeroporto di Eilat, dove siamo stati caricati e tenuti a temperature altissime senza acqua». «La nostra missione era quella di portare al centro dell’attenzione internazionale la situazione drammatica che i palestinesi vivono ogni giorno a Gaza», ha concluso Sergi.




