Politica

In attesa del nuovo Patto Ue sui migranti, il governo moltiplica le norme inaccettabili

di Giulia Capitani, Migration Policy Advisor di Oxfam Italia

È cominciato martedì al Senato l’esame del nuovo disegno di legge recante “Disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale” (n°1896). Un testo che moltiplica il numero di norme inaccettabili in uno Stato, membro dell’Unione Europea e del G7, in cui dovrebbero essere garantiti e tutelati soprattutto i diritti delle persone in condizione di vulnerabilità.

Le nuove regole europee, e quelle che a breve arriveranno

Il Capo II è funzionale al recepimento dei regolamenti che costituiscono il Patto Europeo sulla Migrazione e sull’Asilo, in vigore a partire dal 12 giugno prossimo, che, come ci sarà modo di commentare a lungo, costituiscono uno spaventoso arretramento nella cultura giuridica dell’Unione. A breve, inoltre, si aggiungeranno le funeste disposizioni del nuovo “Regolamento Rimpatri”, che sarà probabilmente votato entro la metà di giugno dal Parlamento Europeo. Il Regolamento conterrà norme che renderanno possibile effettuare raid anti-immigrazione stile ICE (resta da decidere, pare, solo della necessità o meno di un mandato). Certo, se il contesto in cui ci muoviamo vede i funzionari di Bruxelles cercare febbrilmente di fissare una data per invitare negli edifici che portano i nomi di Altiero Spinelli e Jean Monnet il governo “de facto” dei talebani, per discutere di rimpatri in Afghanistan, non possiamo davvero stupirci più di nulla.

Una partita di civiltà giocata sulle vite delle persone migranti

Nella prima parte del disegno di legge si incontra invece una miscellanea di provvedimenti che vanno a regolamentare aspetti del tutto differenti tra loro, ma che lasciano trapelare con chiarezza gli obiettivi che il governo vuole colpire con queste norme. Obiettivi così sensibili da confermarci, se ce ne fosse bisogno, che sulla pelle delle persone migranti si sta giocando una partita di civiltà dalla portata enorme.

Il primo bersaglio da colpire è la vita delle persone in movimento. Perché le leggi esplicitamente volte a bloccare o ostacolare i soccorsi in mare non fanno altro che mettere a rischio la pura sopravvivenza dei migranti. La disposizione sul cosiddetto “blocco navale”, bandiera di Meloni da anni, stabilisce la possibilità di interdizione temporanea (ma prorogabile fino a sei mesi) dell’attraversamento del limite delle acque territoriali. Tra i casi previsti, rientra la “pressione migratoria eccezionale, tale da compromettere la gestione sicura dei confini”. Ma sulla base di quali parametri la pressione migratoria sarà definita “eccezionale”, e la sicurezza dei confini “compromessa”? Il Parlamento avrà un ruolo in tutto questo, o sarà come sempre esautorato? E soprattutto, che fine faranno i migranti “eventualmente a bordo di navi sottoposte all’interdizione”?

La deportazione in paesi terzi come declinazione del concetto di “paese sicuro”

Su quest’ultimo punto, la legge italiana si allinea (forse addirittura la supera) alla già inaccettabile norma, votata a marzo dal Parlamento Europeo, che ridefinisce il concetto di paese terzo sicuro, individuando come paesi dove i migranti possono essere deportati per chiedervi protezione internazionale, anche luoghi a loro del tutto sconosciuti e non in grado di garantire lo stesso livello di protezione degli stati europei. Basta la presenza di un accordo tra Stati a rendere possibile l’operazione. Se il termine deportazione pare eccessivo, è il caso di sottolineare che ormai è difficile reperire un’espressione tecnicamente più precisa, svolgendosi il tutto ormai in palese violazione del principio di non-refoulement previsto dalla convenzione di Ginevra. Si tratta poi di una norma di dubbia attuazione, perché in palese violazione della Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare e contraria anche al Regolamento “Crisi e Forza Maggiore” contenuto nello stesso Patto UE, che in caso di arrivi massicci parla di attivazione del meccanismo di solidarietà tra gli stati, e non certo di trasbordi in alto mare. Una norma bandiera, insomma, buona per nutrire gli appetiti di un certo elettorato.

L’annullamento delle possibilità di integrazione per i minori stranieri non accompagnati

Il secondo bersaglio sono i ragazzini. Limitando a un solo anno il periodo di prosieguo amministrativo (la possibilità, cioè, di restare in affidamento ai servizi sociali anche dopo il compimento dei 18 anni per un massimo di 3 anni, per completare percorsi di studio o di inserimento professionale) si disintegrano le effettive possibilità di integrazione dei minori stranieri non accompagnati, che per la maggior parte arrivano in Italia a ridosso del compimento del diciottesimo anno. I minorenni che viaggiano soli sono le prime vittime di un discorso tossico sui giovani e giovanissimi -le baby gang, i maranza- che, senza voler diminuire la gravità di alcuni fatti di cronaca recentemente avvenuti, negli ultimi mesi ha aumentato l’allarme sociale, dipingendo ragazzi di seconda generazione o neo-arrivati come pericolosi delinquenti.

L’attacco alla vita privata e familiare

Il terzo bersaglio è la vita privata e familiare, come tutelata dall’art.8 della Convenzione Europea sui Diritti Umani. Una vita che non sia mera sopravvivenza, ma che includa affetti, consuetudini, legami, e che finora poteva costituire titolo per ottenere un permesso di soggiorno per protezione complementare. La nuova norma però vorrebbe introdurre una serie di requisiti che, nel contesto di cui si parla, hanno del grottesco: soggiorno regolare di almeno 5 anni, livello certificato di italiano B1, alloggio e disponibilità finanziaria pari a quelli necessari per il ricongiungimento familiare. Tutti criteri semplicemente irraggiungibili per quelle persone che, orfane della protezione umanitaria cancellata dal nostro ordinamento, potevano sperare di far valere la realtà della loro presenza in Italia per proseguire in un percorso di vita difficile, ma possibile. Ora però tutto questo rischia di essere cancellato. Insieme a un altro pezzetto di dignità del nostro Paese.


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