«La scuola custodisca il valore dell’incontro umano»

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la scomparsa del professor Roberto Mori, docente di musica dell’Istituto Comprensivo “Marchetti” di Senigallia, avvenuta durante un evento scolastico dedicato alla conclusione dell’anno formativo.
Oltre la cronaca: il valore umano della scuola
«Dinanzi a episodi che colpiscono una comunità educativa nel suo nucleo più profondo – scrive il presidente del Coordinamento, Romano Pesavento – il linguaggio della cronaca, pur necessario, appare insufficiente. Esistono infatti vicende che chiedono qualcosa di più della semplice ricostruzione dei fatti: richiedono una riflessione collettiva sul significato autentico della presenza educativa e sul ruolo umano che la scuola continua a rappresentare nella società contemporanea».
«La scuola è spesso descritta attraverso numeri, indicatori, riforme, procedure, risultati, innovazioni tecnologiche, adempimenti amministrativi. È una narrazione inevitabile, ma incompleta. Dietro ogni struttura organizzativa esistono persone. Dietro ogni classe esiste una relazione. Dietro ogni processo di apprendimento esiste un incontro umano».
Il docente come guida e presenza quotidiana
«Talvolta ci si dimentica che la funzione educativa non si esaurisce nella trasmissione di contenuti disciplinari. Un docente insegna certamente nozioni, competenze, metodi di studio; ma, prima ancora, trasmette un modo di stare nel mondo. Educa attraverso il proprio esempio quotidiano, attraverso la disponibilità all’ascolto, la pazienza, la capacità di accogliere fragilità e differenze, la presenza costante nei momenti in cui gli studenti cercano punti di riferimento».
«Esistono insegnanti che riescono a lasciare tracce profonde senza ricorrere a gesti eclatanti. Lo fanno attraverso la quotidianità: una parola pronunciata al momento giusto, un incoraggiamento rivolto a chi pensa di non essere all’altezza, l’attenzione verso chi resta in silenzio ai margini del gruppo, la capacità di trasformare una disciplina in uno spazio di crescita personale».
La musica come educazione all’ascolto
«Nel caso della musica, questa dimensione assume un significato ancora più particolare. Insegnare musica non significa soltanto educare alla tecnica o all’esecuzione. Significa educare all’ascolto reciproco, al rispetto dei tempi degli altri, alla disciplina condivisa, alla valorizzazione delle differenze. Un coro, un’orchestra, una performance collettiva rappresentano, in fondo, una piccola metafora della società ideale: nessuna voce annulla l’altra; ciascuna trova senso nel dialogo armonico con le altre».
Una perdita che colpisce l’intera comunità scolastica
«Forse proprio per questo eventi come quello che ha colpito la comunità scolastica di Senigallia producono un turbamento che va oltre il dolore personale. Si avverte la percezione improvvisa della fragilità umana dentro luoghi che siamo abituati a considerare spazi di continuità e di costruzione del futuro».
«La scuola, infatti, è uno dei pochi contesti sociali nei quali convivono quotidianamente generazioni differenti: bambini, adolescenti, adulti, famiglie, personale scolastico. È il luogo in cui si apprendono contenuti, ma anche il luogo in cui si impara a vivere insieme, a riconoscere l’altro, a sviluppare empatia e senso di responsabilità».
«Quando una comunità scolastica perde un docente, non viene meno soltanto una professionalità.
Si interrompe una presenza. Si interrompe una storia fatta di relazioni, progetti, esperienze condivise. Si crea un vuoto che non può essere misurato attraverso criteri quantitativi, perché riguarda la dimensione affettiva e umana che sostiene ogni autentico percorso educativo».
Il richiamo del CNDDU: tutelare il benessere dei docenti
«Come Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani sentiamo inoltre il dovere di richiamare l’attenzione su un tema che merita oggi una riflessione più ampia: la condizione umana ed emotiva di chi opera nella scuola».
«Negli ultimi anni ai docenti sono state richieste competenze sempre più articolate: capacità didattiche innovative, gestione della complessità sociale, attenzione alle fragilità psicologiche, responsabilità educative crescenti, adattamento continuo ai cambiamenti culturali e tecnologici. Tutto ciò ha ampliato enormemente il perimetro della funzione docente».
«Eppure, troppo spesso, l’insegnante continua a essere percepito esclusivamente nella sua dimensione professionale, come se dietro quel ruolo non esistesse una persona con la propria sensibilità, le proprie energie, i propri limiti, le proprie fatiche».
Ma educare richiede tempo. Richiede ascolto. Richiede presenza.
«Parlare di diritti umani nella scuola significa anche questo: riconoscere che la tutela della dignità della persona riguarda tutti i soggetti della comunità educativa. Riguarda gli studenti, certamente, ma riguarda anche i docenti, il personale scolastico, le famiglie. Il diritto al benessere psicofisico, il diritto a lavorare in un contesto relazionale sano, il diritto a essere riconosciuti nella propria umanità costituiscono elementi essenziali di una scuola autenticamente inclusiva».
«Forse la lezione più importante che episodi dolorosi come questo lasciano alla società riguarda proprio la necessità di rallentare e recuperare il senso delle relazioni. Viviamo in un tempo caratterizzato dalla velocità, dalla competizione, dall’urgenza continua di risultati immediati. Anche il mondo scolastico rischia talvolta di essere trascinato dentro questa logica produttiva».
«E forse il valore più alto della scuola continua a risiedere proprio nella sua capacità di custodire ciò che nessuna innovazione tecnologica potrà mai sostituire: l’incontro umano».
La vicinanza alla famiglia e alla comunità di Senigallia
«Alla famiglia del professor Mori, alla dirigenza scolastica, ai colleghi, agli studenti e all’intera comunità di Senigallia giunga la vicinanza e la partecipazione del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani. Ci sono insegnamenti che non finiscono con l’ultima lezione, né con l’ultimo giorno di scuola. Continuano a vivere nel tempo, nelle persone che hanno incontrato, nelle sensibilità che hanno contribuito a formare, nei valori che hanno saputo trasmettere silenziosamente».




