Abusi su una infraquattordicenne nuorese indotta a inviare foto hard in chat: 33enne condannato a sette anni di carcere
La vicenda giudiziaria prende le mosse da un quadro inquietante di abusi informatici e sfruttamento sessuale emerso davanti al Tribunale di Cagliari, Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari. Un 33enne, è stato condannato a sette anni di reclusione con una l’accusa di aver costretto una minore nuorese, all’epoca dei fatti infraquattordicenne, a compiere su di sé atti sessuali e di averla utilizzata per produrre materiale pedopornografico. Le condotte contestate, unite dal vincolo del medesimo disegno criminoso, si erano consumate nel maggio 2024. Per cristallizzare le prove in vista del processo e tutelare la giovane vittima e la sua famiglia, assistita dal legale Antonello Cao del Foro di Nuoro, era stato inizialmente disposto l’incidente probatorio
IL MECCANISMO – L’INFERNO DELLE CHAT SU WHATSAPP – Secondo gli elementi d’accusa emersi durante le indagini, il rapporto tra l’indagato e la vittima si sviluppava interamente tramite un’intensa attività di comunicazione sulla piattaforma di messaggistica Whatsapp. Attraverso questo canale, l’uomo coinvolgeva sistematicamente la minore in conversazioni a sfondo sessuale, inviandole file video e audio contenenti azioni di autoerotismo maschile, immagini di organi sessuali e filmati con rapporti sessuali estremi tra adulti e animali. Sotto la pressione dell’uomo, la minore nuorese era stata indotta a inviare a sua volta fotografie in pose erotiche, immagini intime del proprio corpo e video in cui compiva azioni riconducibili alla masturbazione.
LA SENTENZA – LA CONDANNA DEL TRIBUNALE DI CAGLIARI -Il processo giunto al Tribunale di Cagliari si è concluso con una dura sentenza di condanna. Il Giudice, accertata la responsabilità penale dell’imputato per tutti i reati ascritti legati dal vincolo della continuazione, ha ritenuto come reato più grave quello previsto dagli articoli 600 ter, 609 bis e ter del codice penale per violenza sessuale aggravata e pedopornografia. Considerata la riduzione della pena prevista per il rito, l’uomo è stato condannato alla pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 24.000,00 euro. Il magistrato ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito della motivazione della sentenza.
LE SANZIONI – INTERDIZIONI RESTRITTIVE E TUTELA DEI MINORI – Oltre alla pesante pena detentiva, il verdetto stabilisce severe misure accessorie a tutela della collettività e dei soggetti deboli per impedire futuri contatti con i minori. L’uomo è stato dichiarato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e legalmente interdetto per l’intera durata della pena. La sentenza dispone inoltre l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno, nonché l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, e da uffici o servizi in strutture pubbliche o private frequentate abitualmente da minori. A questo pacchetto di sanzioni si aggiunge il divieto assoluto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori per la durata di 2 anni successivi all’espiazione della pena in carcere.
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