Flotilla, rientrano in Italia Carotenuto e Mantovani: “Picchiati selvaggiamente da tre energumeni”
Dopo le polemiche sugli arresti, Israele prepara le espulsioni di massa degli attivisti della Flotilla, che nella serata di ieri sono stati spostati nel carcere di Ketziot, nel deserto. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le operazioni si svolgeranno rapidamente a seguito del video della vergogna pubblicato da Itamar Ben Gvir che ha indignato il mondo ma, intanto, i rilasci sono avvenuti con il contagocce. A breve tutti dovrebbero lasciare Israele: la Turchia ha inviato tre aerei Turkish Airlines per rimpatriarli.
I primi a lasciare Israele dopo la diffusione delle immagini sono stati due attivisti sudcoreani mentre gli italiani Alessandro Mantovani, inviato del Fatto Quotidiano, e Dario Carotenuto, deputato del M5s, sono partiti ieri. Hanno fatto scalo nella notte in Grecia e sono arrivati in mattinata a Fiumicino.
“Ci hanno preso per il collo e ci hanno divisi. Da quel momento non ho più notizie dei miei compagni. Questi ragazzi sono qui perché i governi non fanno abbastanza”, ha dichiarato l’onorevole dei 5s appena atterrato a Roma, senza nascondere la commozione. “Mi hanno privato anche del portafoglio, me l’hanno messo nel bagaglio da stiva”, ha aggiunto. “Siamo stati bendati, incatenati in posizioni scomodissime. Poi ci hanno tradotto sulla nave prigione, dove siamo stati malmenati in tanti modi diversi. Siamo stati spogliati e bagnati e abbiamo trascorso la notte in container senza coperte”, ha detto ancora. “Ci pestavano e ci dicevano ‘Welcome to Israel”, ha detto ancora, “ci hanno picchiato selvaggiamente tre energumeni. Ho preso un pugno in un occhio e dei calci. Ad un certo punto mi sembrava di non vedere più”, ha spiegato ai giornalisti che lo attendevano.
“Un attivista tedesco è stato picchiato sulla schiena con la canna del mitra e gli hanno sparato un proiettile di gomma su un piede”, ha raccontato il deputato. Portato infine in una stanza del commissariato di polizia dell’aeroporto Ben Gurion per il rimpatrio, Carotenuto racconta di essere stato tenuto “ammanettato mani e piedi in attesa per sei ore” prima di essere costretto a sfilare “in quelle condizioni, come un criminale” davanti agli altri passeggeri verso l’imbarco del volo per Atene. Mantovani ha contestato la versione israeliana secondo cui le forze intervenute hanno reagito a un’azione violenta degli attivisti, perché, dice, “era solo resistenza passiva per impedire che portassero va due di noi”.
Durante la sosta in Grecia in attesa dell’aereo che li ha riportati in Italia, i due hanno potuto mettersi in contatto con le famiglie e gli amici grazie a un telefono messo a disposizione dall’Ambasciata. Mantovani ha chiamato la redazione del suo quotidiano e ha iniziato a raccontare quanto avvenuto, dalle prime ore dell’abbordaggio del peschereccio Kasr-I Sadabad su cui si trovava insieme a Carotenuto fino alla liberazione. “Siamo stati tra gli ultimi a essere stati abbordati”, ha spiegato Mantovani, “le forze israeliane hanno sparato contro la nostra barca diversi colpi, non saprei dire che tipo di proiettili, per farci mettere a prua. Poi una volta prelevati siamo stati portati con una corvetta alla seconda nave prigione. Lì siamo stati incatenati e ammanettati, io sono stato spogliato, mi hanno buttato gli occhiali da vista e lasciato in costume da bagno”.
Poi, ha aggiunto, “siamo stati picchiati e presi a calci, noi anche meno degli altri: sentivo le urla degli attivisti, qualche costola di sicuro qualcuno se l’è rotta. Su quella seconda nave container quasi tutti quelli che arrivavano, eravamo circa 180, hanno preso le botte”. A differenza degli altri attivisti, Mantovani e Carotenuto non sono stati portati ad Ashdod ma direttamente all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, dove hanno ricevuto una prima assistenza dall’ambasciata. “Ho ricevuto un pugno nell’occhio che per un po’ mi ha accecato. Ma ho visto persone con problemi alle orecchie, agli occhi. Ho sentito donne denunciare violenze sessuali. Siamo molto preoccupati per gli attivisti che sono ancora lì e non sappiamo cosa stiano subendo”, ha dichiarato Carotenuto.
“Ci saranno conseguenze politiche”, ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un’intervista all’Avvenire. Il riferimento e alle immagini diffuse da Ben Gvir, auspicando che il prossimo governo di Tel Aviv “tenga conto più di quanto è avvenuto nel passato recente e della necessità di evitare abusi, provocazioni, violenze contro la popolazione civile palestinese a Gaza, come in Cisgiordania”. Per l’Italia, ha spiegato il ministro, Ben Gvir ha superato la “linea rossa”. Ora, ha ribadito, “valuteremo il nostro atteggiamento politico, anche in Europa. Anche chi non condivide e considera provocatorie le campagne delle flottiglie, non può tollerare che cittadini non armati vengano trattati in questo modo”.
In queste ore la Spagna ha annunciato che tutti i 44 suoi attivisti torneranno a casa con un volo in partenza alle 15 (ora di Tel Aviv). Faranno scalo in Turchia e poi da lì arriveranno a Madrid. L’ambasciatore israeliano in Francia, Joshua Zarka, a France Info ha dichiarato che tutti gli attivisti francesi e di altre nazionalità attualmente detenuti in Israele saranno rimpatriati nel loro Paese “il prima possibile”, a condizione che non abbiano legami con Hamas.
Una precisazione importante per Israele, convinta che alcuni dei partecipanti siano il link con l’organizzazione terroristica. “Coloro che hanno legami diretti con Hamas saranno interrogati e saranno trattenuti in Israele”, ha aggiunto.
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