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Putin torna da Pechino senza accordo sul gasdotto Power of Siberia 2

La visita ufficiale che la scorsa settimana ha portato alla corte del presidente cinese Xi Jinping il leader Usa Donald Trump ha avuto grande risalto internazionale soprattutto perché non è così frequente che da Washington si parta in direzione di Pechino. Tutto il contrario si potrebbe dire del viaggio che il presidente russo Vladimir Putin ha appena compiuto in Cina, il 25esimo in assoluto. Un numero che da solo sintetizza la rilevanza che a Mosca si dà alla relazione bilaterale con la Repubblica Popolare. I due viaggi sono ovviamente legati anche da una coincidenza temporale, che sicuramente fa bene all’ego del gigante asiatico e al suo tentativo di diventare un nuovo perno geopolitico globale.

Se Trump è tornato in patria senza particolari risultati sul fronte di Hormuz e, anzi, con un avvertimento nemmeno troppo velato su quello di Taiwan, Putin vola verso il Cremlino a mani sostanzialmente vuote sul dossier ai suoi occhi di gran lunga più importante: quello energetico. La Russia esporta una quantità rilevante di gas naturale verso la Cina – siamo a circa 40 miliardi di metri cubi all’anno a fronte di un fabbisogno cinese annuo pari a 430 miliardi di metri cubi – attraverso la condotta Power of Siberia, inaugurata nel 2019. Da anni ormai si parla della possibile costruzione di un nuovo gasdotto, il Power of Siberia 2, che avrebbe una capacità di ulteriori 50 miliardi di metri cubi. Ovviamente la Russia punta su questa infrastruttura per trovare nuove entrate dopo la progressiva chiusura del mercato europeo dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.

Anni di colloqui non sono finora bastati a definire i contorni commerciali di questo accordo che legherebbe i destini energetici ed economici dei due giganti ancora di più di quanto non lo siano attualmente. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che le due parti stanno lavorando per arrivare a un’intesa chiara e risolutiva. La titubanza potrebbe essere una tattica commerciale da parte di Pechino per strappare il miglior prezzo di fornitura possibile. Ma vedendo quanto la Cina si muove con rapidità e decisione quando è intenzionata a farlo, a volte anche a discapito di ritorni economici immediati, appare ormai chiaro come l’anticamera a cui sta costringendo la Russia sia anche una decisione politica. Oltretutto, quattro navi con un carico di gas naturale liquefatto (GNL) provenienti dagli Usa sono in viaggio verso la Cina, la prima esportazione di questo tipo da quando ha preso il via il secondo mandato di Trump. Negli ultimi anni la Repubblica Popolare ha importato grandi quantità di GNL dagli Usa e una ripresa di questa rotta commerciale proprio in questo momento è sia da legare alla situazione dello Stretto di Hormuz sia alla visita di Trump a Pechino.

Va detto che l’incontro tra Xi e Putin è servito anche alle due parti per ribadire la grande vicinanza politica che lega Pechino e Mosca e per condannare all’unisono l’attacco all’Iran e il progetto statunitense di un nuovo scudo antimissile, il Golden Dome. Di contro, se la visita di Trump è stata sfruttata dal Dragone per mandare un chiaro avvertimento sul posizionamento Usa nei confronti di Taiwan, poche ore prima dell’arrivo del presidente russo in Cina sono trapelate indiscrezioni in merito all’Ucraina. Stando a quanto riportato per primo dal Financial Times, Xi avrebbe parlato con Trump della possibilità che la leadership russa possa finire per pentirsi di aver ordinato l’invasione del Paese di Volodymyr Zelensky.

Nelle ultime settimane la capitale cinese è diventata il centro nevralgico degli equilibri mondiali. Xi Jinping sta dimostrando di essere un leader globale capace non solo di parlare da pari con i suoi omologhi, ma anche di tenere nelle sue mani le leve per indirizzare le varie relazioni bilaterali che vedono la Cina coinvolta. Questo ha tanto a che fare con la sempre più capillare proiezione cinese quanto con la capacità di Stati Uniti e Russia di mettersi all’angolo con le proprie mani, dando il via a conflitti difficili poi da porre a termine. Non è detto che per la Repubblica Popolare il gioco sarà sempre così facile e Pechino potrebbe prima o poi dover a sua volta scendere in campo militarmente, ma nel frattempo Xi sembra più che in grado di sfruttare a suo vantaggio la situazione attuale.


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