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La Cina muove la portaerei: cosa c’è dietro le esercitazioni militari nel Pacifico

La Cina torna a mostrare i muscoli nel Pacifico occidentale e lo fa schierando la Liaoning, la prima portaerei entrata in servizio nella propria Marina. Le nuove esercitazioni militari, annunciate nelle ultime ore, prevedono voli tattici a lunga distanza, simulazioni operative e, a quanto pare, manovre a fuoco vivo. Ufficialmente si tratta di attività “di routine”, inserite nel programma annuale dell’Esercito popolare di liberazione cinese per testare la prontezza al combattimento. Attenzione però al contesto di fondo: le operazioni arrivano in una fase di forte tensione con il Giappone, mentre gli Stati Uniti continuano a rafforzare la loro presenza militare nell’Indo-Pacifico.

Le esercitazioni militari della Cina

La Liaoning, oggi unica portaerei cinese pienamente operativa con velivoli ad ala fissa, rappresenta un simbolo della crescente ambizione navale di Pechino. Negli ultimi anni la nave è stata impiegata sempre più spesso in missioni lontane dalla costa cinese, comprese operazioni oltre la cosiddetta “seconda catena di isole”, la linea strategica che gli Stati Uniti considerano fondamentale per contenere l’espansione militare cinese nel Pacifico.

Secondo il South China Morning Post, le esercitazioni potrebbero durare diverse settimane e comprendono attività di supporto, copertura operativa e addestramento avanzato per i gruppi da battaglia navali. Ricordiamo che anche l’ultima grande esercitazione della Liaoning, avvenuta lo scorso dicembre, aveva provocato un duro confronto con il Giappone.

In quell’occasione alcuni caccia cinesi J-15 avrebbero agganciato con il radar di tiro gli F-15 giapponesi che monitoravano le manovre nei cieli internazionali vicino a Okinawa. Tokyo denunciò l’episodio come estremamente pericoloso, mentre Pechino accusò il Giappone di interferire nelle proprie attività militari. Da allora il livello dello scontro diplomatico è salito ulteriormente, soprattutto dopo le dichiarazioni del premier giapponese Sanae Takaichi sulla possibilità di un intervento militare in caso di crisi nello Stretto di Taiwan.

La mossa del Dragone

Per la leadership cinese Taiwan, inutile ribadirlo, resta una questione interna e qualsiasi apertura giapponese a un coinvolgimento militare viene considerata una linea rossa. Dietro le esercitazioni c’è però anche un obiettivo strategico più ampio: consolidare la trasformazione della Marina cinese in una forza globale.

La Liaoning non è più soltanto una nave scuola, come nei suoi primi anni di servizio. Dopo la modernizzazione completata nel 2019, la portaerei è diventata una piattaforma operativa centrale nelle strategie di Pechino. Le recenti missioni nel Mar Cinese Meridionale e attorno a Taiwan mostrano una capacità crescente di coordinare flotte complesse, con cacciatorpediniere avanzati, sottomarini d’attacco e nuovi velivoli da combattimento.

La Cina sta inoltre accelerando il programma

portaerei con la chiara intenzione di ridurre il vantaggio navale americano e aumentare la capacità di proiezione militare ben oltre i mari asiatici. Le esercitazioni di questi giorni non sono solo un semplice test operativo.


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