Strage nel deposito Eni di Calenzano, chiuse le indagini per nove persone: sette sono dipendenti del gruppo
Avviso di conclusione indagini dalla procura di Prato a nove indagati per l’esplosione del deposito Eni a Calenzano, che il 9 dicembre 2024 causò 5 morti, 27 feriti e danni ingenti. Sette sono dirigenti e preposti di Eni, due della società appaltatrice Sergen. Nei loro confronti vengono contestati, a vario titolo, i reati d’omicidio colposo plurimo, di disastro colposo e lesioni personali colpose.
Verso altri quattro dirigenti Eni, invece, la procura ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini riguardo nuovi scarichi di acque reflue industriali nel fosso Tomerello che, secondo gli inquirenti, sarebbe avvenuto in assenza di un’autorizzazione ambientale Aua da parte della Città metropolitana di Firenze. Esce di scena, invece, Eni per il profilo di responsabilità legato alla legge 231/2001. In questo caso il modello organizzativo adottato dalla società è stato ritenuto “formalmente corretto“.
Di conseguenza, in capo al datore di lavoro non può essere contestato l’omessa vigilanza né può essere provato un nesso fra il modello organizzativo seguito per la gestione operativa dei depositi e il disastro avvenuto un anno e mezzo fa. In relazione proprio al grave incidente occorso alla struttura la procura ha terminato dopo oltre un anno l’incidente probatorio, fase del procedimento che si è protratta da marzo del 2025 ad aprile di quest’anno per esigenze dei periti. Ciò che emerge, ad avviso delle procura, è che “i contenuti dell’ipotesi investigativa sono risultati confermati nelle sue linee essenziali“. Ovvero gli accertamenti avrebbero confermato le “cause profonde” che hanno generato le esplosioni e l’incendio. In altri termini sarebbero emersi “plurimi errori gravi inescusabili” nelle attività svolte al deposito quella mattina.
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