Emilia Romagna

Niente visita a Bologna per Tajani, ma da Modena gela le polemiche sulla cittadinanza a Salim El Koudri


La preannunciata visita all’ospedale Maggiore di Bologna, dove sono ricoverati due dei cinque feriti dell’investimento di sabato scorso a Modena, non c’è stata. La tappa modenese del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani si è protratta per circa due ore, e quella bolognese è rimasta fuori dall’agenda.  

Tajani ha preferito mettere subito le cose in chiaro: “Non sono qui in contrapposizione di nessuno. Come governo abbiamo voluto dare un segno di vicinanza alla città sia ieri che oggi, quindi ci ho tenuto a essere qui a Modena per incontrare i soccorritori e stringermi alla comunità”.

Le polemiche sulla cittadinanza

C’è chi ha letto la presenza del leader di Forza Italia come una risposta indiretta alle polemiche accese dal ministro Matteo Salvini, che aveva evocato il ritiro della cittadinanza a Salim El Koudri, responsabile dei drammatici fatti di sabato. Tajani ha glissato sul punto, ma non del tutto: “Non mi risulta sia possibile ritirare la cittadinanza a qualcuno che è già italiano”, ha detto.

Sul fronte opposto, quello di un eventuale riconoscimento agli stranieri che hanno contribuito a fermare l’aggressore, il ministro si è mostrato più possibilista ma cauto: “Condivido di dare un riconoscimento, mentre per la cittadinanza bisognerà capire se ci sono i margini e dovrà essere comunque un’istruttoria a giudicarne la possibilità”.

“In questo momento non credo sia giusto dividersi”

Il cuore della visita si è svolto in consiglio comunale, dove Tajani è stato introdotto dal presidente dell’assemblea Antonio Carpentieri. Quest’ultimo ha espresso, a nome di tutti i consiglieri, vicinanza alle persone ferite e alle loro famiglie, definendo quanto accaduto “di una gravità inaudita” e sottolineando il bisogno di “unità e verità” della comunità modenese.

Nel suo intervento, Tajani ha descritto l’episodio come qualcosa che “ha scioccato tutto il mondo”, invitando però a guardare anche ai segnali positivi: “Ci sono state persone coraggiose che non si sono girate dall’altra parte”, ha detto, ricordando i cittadini che sono intervenuti per bloccare l’aggressore insieme alle forze dell’ordine.

Il ministro ha quindi invitato a evitare divisioni e strumentalizzazioni politiche: “In questo momento non credo sia giusto dividersi”, ha affermato, spiegando che l’obiettivo deve essere permettere alla città di “riprendere la propria vita normalmente”. “La sicurezza dei cittadini è la prima delle libertà”, ha aggiunto, sottolineando che da essa dipendono tutti gli altri diritti.

Sicurezza, integrazione e salute mentale

Tajani ha insistito sulla necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione, osservando che “la sicurezza non è mai un dato acquisito” e che lo Stato deve continuare a migliorare la propria capacità di intervenire anche nei casi che riguardano persone con gravi fragilità psicologiche. Ampio spazio è stato riservato al ruolo della polizia locale, definita “il primo presidio di sicurezza della comunità”, con un invito esplicito a potenziarne organici, formazione e strumenti.

Sul tema dell’integrazione, il ministro ha sostenuto che l’Italia “ha bisogno di migranti regolari”, persone che arrivino nel paese “formate” e disposte a rispettarne le regole. Ma ha anche riconosciuto che l’integrazione richiede un lavoro quotidiano delle comunità locali, perché chi arriva possa sentirsi parte della società e avere “gli stessi diritti e gli stessi doveri”.

Tajani ha poi definito la salute mentale “un fronte importante” e troppo spesso trascurato: “Ci vergogniamo ancora a dire che andiamo dallo psicologo”, ha osservato, invocando un cambio culturale profondo. Ha richiamato in particolare la fragilità psicologica dei giovani, chiedendo alle istituzioni di non sottovalutare mai “i segnali della fragilità” e di vigilare affinché fenomeni di radicalizzazione non sfruttino persone vulnerabili.

 


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