Toscana

“Il pronto soccorso non è un esperimento, è un diritto pubblico”


Riceviamo e pubblichiamo la nota di Alternativa Comune, lista in corsa alle elezioni comunali 2026 per la città di Arezzo.

Mentre la retorica della campagna elettorale ci parla di “Comunità” e “Diritti”, la realtà che si profila all’ospedale San Donato di Arezzo, ha un nome molto più preoccupante: esternalizzazione. Come Alternativa Comune, non possiamo restare in silenzio di fronte a quella che consideriamo l’ennesima picconata al pilastro della sanità pubblica, mascherata da efficientismo di facciata.

Il Governatore Giani, che più volte si è visto ad Arezzo come garante del Centro-Sinistra locale e l’assessora Monni, annunciano con orgoglio la nascita del cosiddetto ‘terzo servizio’. Affidare la gestione dei codici minori del Pronto Soccorso al terzo settore (Misericordie, Croce Rossa, Pubbliche Assistenze), non è un potenziamento del pubblico, è invece l’ammissione di una resa, la plastica realizzazione di un modello neoliberista che noi rigettiamo con forza.

Se il sistema pubblico non è più in grado di gestire 64mila accessi l’anno, la soluzione non è delegare a soggetti esterni, ma investire strutturalmente nel personale e nelle infrastrutture. Creare un “terzo binario” significa frammentare la cura ed indebolire l’identità del servizio sanitario nazionale.

Si parla tra l’altro di medici reclutati che non saranno dipendenti strutturati, ma lavoreranno con rapporti libero-professionali e quindi niente stabilità. Anche se il compenso orario verrà equiparato per evitare imbarazzi, la differenza di tutele, diritti e continuità assistenziale tra un medico strutturato e un libero professionista è abissale.

È ironico, se non tragico, che una giunta di centro-sinistra si faccia portavoce di un modello che, di fatto, scardina l’universalità della salute. Si inizia dai “casi meno gravi” per abituare la cittadinanza all’idea che il pubblico non basti più.

Noi di Alternativa Comune ribadiamo che il volontariato e l’associazionismo sono risorse preziosissime per il supporto sociale e sanitario, ma non possono e non devono diventare la stampella del personale medico e infermieristico, che non si vuole o non si sa assumere.

Non ci servono sperimentazioni che strizzino l’occhio al privato sociale per coprire i buchi di bilancio. Noi invece chiediamo:

  1. Assunzioni stabili di medici e infermieri all’interno del sistema sanitario regionale.
  2. Rafforzamento della medicina territoriale, affinché i codici minori non arrivino nemmeno al San Donato, trovando risposte nelle case della salute realmente operative.
  3. Trasparenza totale sui costi di tale operazione: quanto costa questa “sperimentazione” rispetto all’assunzione diretta di personale?

La salute non è una merce.

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