«Ha ucciso al culmine di un profondo disagio»

PESARO Per i giudici ha ucciso al «culmine di una condizione di profondo disagio». Sono state depositate le motivazioni della sentenza a carico di Angelo Sfuggiti, 72enne fanese accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo familiare nei confronti della moglie Rita Talamelli, 66 anni, soffocata il 20 novembre 2023, nella loro abitazione in via Montefeltro a Fano. Un evento maturato in un contesto di difficoltà di gestione familiare, dovuto al disturbo ossessivo compulsivo della donna.
La corte d’assise condannato Sfuggiti a 10 anni e 4 mesi. Oggi è agli arresti domiciliari, pur seguendo un percorso di cura al centro di igiene mentale. L’elemento chiave è l’attenuante della provocazione. La corte sottolinea le condotte «provocatorie e aggressive» nei confronti del marito. Questo ha portato a una «carica di esasperazione» fino «all’esplosione, quando quella mattina aveva iniziato un’accesa discussione, nel corso della quale aveva aggredito e ingiuriato» il marito. Di qui il riconoscimento della forma di “provocazione”, da accumulo o sedimentazione.
Per la corte Sfuggiti ha «sacrificato e deciso di vivere una vita in funzione della malattia della Talamelli». Nonostante l’aggressività della donna, Angelo è sempre stato «comprensivo e attento». I giudici parlano anche di un «profondo pentimento per il grave fatto commesso» e di «gravi sensi di colpa. Le modalità di esecuzione della condotta criminosa e il contesto consentono di qualificare il fatto come il culmine di una condizione di profondo disagio».
Un fatto che «trae origine da una condizione di prolungata sofferenza, prostrazione e turbamento dell’imputato, tale da meritare una attenuazione della sanzione». L’avvocato Susi Santi che sin dal dibattimento sottolineava la non imputabilità dovuta al vizio totale di mente, ha presentato appello.




