Matteo Franzoso morto, il padre Marcello accusa Massimo Carca: “Insulti omofobi”
Una disperazione che non si può stemperare, una morte che continua a dilaniare i cuori e ad allontanare le persone. Torna al centro della polemica la scomparsa di Matteo Franzoso, avvenuta lo scorso 15 settembre a causa di un incidente nel corso di una seduta di allenamento sulla pista di La Parva, una cinquantina di chilometri da Santiago del Cile.


In questi mesi, la famiglia dello sciatore originario di Genova ma cresciuto al Sestriere ha esternato in più occasioni il dolore straziante che la accompagna fin da quel maledetto mercoledì di metà settembre, proprio alla vigilia del suo ventiseiesimo compleanno: “Siamo stati lasciati soli” è l’accusa partita più volte dai familiari e rivolta al mondo dello sci. L’ultima occasione, riporta La Stampa, è avvenuta lunedì sera a Portofino, nel corso della manifestazione “Terzo premio Di Marzio”, dove la famiglia aveva ricevuto un riconoscimento in memoria di Matteo; e stavolta si tratta di un attacco pesantissimo rivolto al direttore tecnico della Nazionale Max Carca.
“Mi chiedo per quale motivo il mio Matteo venisse insultato dal signor Massimo Carca che per quando andava male in gara, gli aveva coniato il nome “il frocetto” di Sestriere”: le parole che sarebbero state pronunciate dal papà di Matteo, Marcello Franzoso. Un’accusa pesante, quella del padre, che fa riferimento ai termini pesantissimi che avrebbero provocato quasi ad un isolamento, una emarginazione del povero Matteo.
D’altra parte, l’accusa di bullismo rivolta al direttore tecnico azzurro, anche lui rimasto sconvolto dalla scomparsa di Matteo, è altrettanto pesante. Tanto che oggi Carca replica con poche parole per non alimentare la polemica: “Per favore lasciatemi stare. Mi hanno girato il post, non seguo i social. Con Matteo avevo il mio rapporto e nessuno me lo può togliere. Rispetto il dolore della famiglia e non rispondo. Chi mi conosce bene sa quanto soffro”.


Da quel giorno di metà settembre, la famiglia di Matteo e l’ambiente della Nazionale non si sono avvicinati, tutt’altro. La scomparsa di Matteo è stata uno choc che ha finito per allontanare, per distanziare, creando inesorabilmente uno squarcio incolmabile. Tanto che anche durante le Olimpiadi di Milano-Cortina papà Marcello aveva esternato: “La morte di mio figlio è un dolore ancora ingestibile. Per noi lo sci non esiste più, le Olimpiadi neanche riusciamo a vederle. Nella Federazione ci hanno isolati e dimenticati, vogliono far passare per casualità ciò che invece è stata negligenza: su quella pista non c’erano protezioni, non c’erano le minime condizioni di sicurezza”.
Lo scorso 15 settembre, nel corso del ritiro estivo in Cile, Matteo subì, a causa di un incidente contro una palizzata di legno, un forte trauma cranico con edema cerebrale; morì dopo due giorni di coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Santiago.
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