Perugia, bocciata la mozione di solidarietà ad Arianna Ciccone

Respinto l’ordine del giorno presentato dai gruppi di opposizione in Consiglio comunale a Perugia, per esprimere solidarietà alla giornalista Arianna Ciccone dopo quanto accaduto durante uno dei cortei del 25 aprile scorso. Il documento è stato bocciato lunedì con 18 voti contrari e 8 favorevoli, al termine di un lungo dibattito che ha finito per concentrarsi non solo sull’episodio in sé, ma anche sul significato politico delle manifestazioni organizzate in occasione della Festa della Liberazione e sui limiti dell’intervento istituzionale rispetto a eventi non promossi dal Comune.
L’ordine del giorno, illustrato in aula da Chiara Calzoni di Perugia Civica, si riferiva a un episodio avvenuto durante il corteo cittadino del 25 aprile organizzato dal coordinamento “Perugia antifascista”. Ciccone si era presentata, insieme ad altre tre persone, con una bandiera ucraina. Secondo quanto riportato dalla stessa Ciccone in un video social e da diversi organi di stampa, la giornalista è stata contestata e allontanata dalla manifestazione proprio a causa della presenza del vessillo ucraino. Secondo il coordinamento, invece, Ciccone ha deciso di andarsene autonomamente dopo che le è stato chiesto di togliere la bandiera, ma non di lasciare il corteo.
Nel testo, l’opposizione chiedeva al Consiglio comunale di esprimere «piena solidarietà» a Ciccone e preoccupazione per episodi «che possano limitare la libera espressione di opinioni e simboli non violenti», impegnando inoltre l’amministrazione a ribadire il valore del pluralismo, della libertà di espressione e del confronto civile.
Nel corso della discussione la maggioranza ha però presentato una serie di emendamenti, illustrati da Lorenzo Mazzanti di Pensa Perugia. La nuova formulazione sottolinea come durante le celebrazioni istituzionali organizzate dal Comune tutti abbiano potuto esprimere liberamente le proprie posizioni attraverso simboli e bandiere, ricordando inoltre che il corteo in cui si sono verificate le tensioni non era organizzato dall’amministrazione comunale, ma da soggetti autonomi della società civile: «La libertà di coloro che organizzano manifestazioni di produrre una propria piattaforma politica indipendente – ha detto Mazzanti – costituisce un principio democratico inviolabile. Il Comune di Perugia non ha partecipato alla costruzione politica né all’organizzazione degli altri eventi non istituzionali».
La maggioranza ha insistito sul principio dell’autonomia politica degli organizzatori delle manifestazioni. La dem Francesca Pasquino ha fatto notare infatti come il coordinamento “Perugia antifascista” aveva reso pubbliche già nei giorni precedenti le regole del corteo, invitando a sfilare esclusivamente con bandiere rosse, palestinesi e della pace. Non un’esclusione arbitraria, quindi, ma «l’espressione dell’autonomia politica di movimenti che hanno tutto il diritto di definire il perimetro delle proprie manifestazioni». «Arianna Ciccone – ha continuato Pasquino – ha detto di non sapere di quelle regole che tuttavia erano pubbliche e scritte e già applicate l’anno precedente, quando un evento simile era accaduto. Scegliere di presentarsi con la medesima bandiera nello stesso tipo di corteo un anno dopo, è un atto politico certamente legittimo, ma consapevole delle conseguenze che avrebbe prodotto. Quindi non si discute di una vittima involontaria, ma di una protagonista che ha compiuto una legittima scelta».
Annunciando il suo voto contrario, la consigliera ha inoltre ricordato che Ciccone ha partecipato senza alcuna limitazione alle celebrazioni istituzionali del Comune, a dimostrazione del fatto che non c’è stato «alcun ostracismo da parte delle istituzioni», e che pertanto, l’ordine del giorno sembrasse chiedere alla giunta «di scendere in campo in una disputa interna alla società civile, prendendo posizione contro i movimenti che hanno organizzato quel corteo».
Da parte dell’opposizione, invece, è stata ribadita la necessità di distinguere tra autonomia organizzativa e tutela del pluralismo. Leonardo Varasano di Progetto Perugia ha parlato di un problema più ampio, ricordando come episodi analoghi si siano verificati in diverse città italiane durante le celebrazioni del 25 aprile: «Ciò deve sollevare interrogazioni e riflessioni – ha detto – e porre un problema su come in molte celebrazioni non si ricorda l’esperienza della Resistenza in toto, ma solo una parte di essa, dimenticando gli alleati, l’anima cattolica ed altre».
Edoardo Gentili di Forza Italia ha chiesto alla maggioranza di rivedere la propria posizione, soprattutto dopo che il centrodestra aveva accettato quasi integralmente gli emendamenti proposti dal centrosinistra. Gentili ha sottolineato che il punto centrale non fosse tanto la contestazione di un corteo, ma la condanna del «singolo episodio ritenuto dai proponenti di violenza» ritenuto grave e incompatibile con i valori di pace e non violenza più volte richiamati dalla stessa amministrazione comunale.
Di segno opposto gli interventi di Lorenzo Falistocco di Avs e di Fabrizio Ferranti di Perugia per la sanità pubblica. Per Falistocco l’ordine del giorno presentava «una ricostruzione non veritiera» dei fatti, mentre Ferranti ha invitato a non alimentare polemiche divisive su una ricorrenza che dovrebbe restare patrimonio condiviso della città. Nel tentativo di trovare una sintesi, l’opposizione ha infine accettato quasi integralmente il testo riformulato dalla maggioranza, proponendo soltanto di reinserire esplicitamente tra gli impegni dell’amministrazione la solidarietà formale a Ciccone «condannando il grave episodio». Una modifica che però la maggioranza non ha accolto.
A chiudere il confronto è Antonio Donato del Movimento 5 Stelle, che ha accusato l’opposizione «di strumentalizzare il ruolo della maggioranza e della sindaca». La solidarietà personale nei confronti della giornalista non è mai mancata, ha aggiunto il consigliere pentastellato, ma trasformare la vicenda in un atto politico istituzionale avrebbe significato attribuire al Comune responsabilità rispetto a una manifestazione «liberamente organizzata che si era data delle regole» e non organizzata dall’amministrazione. Al termine del dibattito il documento è stato quindi respinto dall’aula.
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