Sicilia

Il «telefonino Trump» non c’è, cresce la rabbia dei 600 mila che hanno versato 100 dollari di deposito

Il «telefonino Trump» con cover in oro e la scritta «Trump», atteso per agosto dell’anno scorso, per il momento resta solo un’idea. Ma intanto circa 600 mila sostenitori del presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno versato cento dollari di deposito nella speranza di prenotarne uno. A oggi i soldi della caparra, in totale 60 milioni di dollari, potrebbero non essere restituiti: l’operazione, lanciata a giugno dell’anno scorso dai figli del presidente, Donald Jr. ed Eric, è finita sotto accusa. Non solo i clienti rischiano di non ricevere il Trump Mobile T1, ma anche di perdere i soldi del deposito, perchè hanno scoperto che nei termini del contratto viene specificato che le caparre non garantiscono la consegna. Il governatore della California Gavin Newsom ha parlato di «frode». La senatrice democratica Elizabeth Warren ha chiesto alla Federal Trade Commission, l’agenzia indipendente di difesa dei consumatori, di indagare su possibili pratiche di «bait-and-switch» (pubblicità ingannevole) e sulle affermazioni fuorvianti «Made in the Usa». Nel frattempo, ad aprile, un aggiornamento ai termini di servizio di Trump Mobile ha chiarito che le caparre rappresentano soltanto una «opportunità condizionata» di acquistare il dispositivo, nel caso in cui l’azienda decida effettivamente di venderlo.

Le clausole, secondo alcuni analisti, eliminano qualsiasi contratto vincolante, limitano la responsabilità per i ritardi e stabiliscono che le caparre non hanno alcun valore monetario indipendente e non sono trasferibili. La data di consegna del T1 è stata rinviata numerose volte: dalla fine dell’estate 2025 a novembre, poi dicembre, quindi al primo trimestre di quest’anno, prima di essere rimossa completamente dal sito. Le spiegazioni sono andate da ritardi nelle certificazioni a una chiusura del governo durata 43 giorni, che gli analisti hanno però giudicato irrilevante per un’azienda privata di hardware. La frustrazione si è diffusa su TikTok e X, dove alcuni acquirenti hanno pubblicato video virali chiedendo risposte a Donald Trump Jr. e Eric Trump. Pubblicizzato come alternativa patriottica prodotta negli Stati Uniti rispetto ai telefoni di Apple e Samsung, il T1 aveva la dicitura «Made in the Usa», poi silenziosamente sostituita con formule più vaghe, tipo «creata con valori americani», prima che i dirigenti confermassero la effettiva produzione all’estero. Gli esperti del settore dubitavano già della capacità degli Usa di produrre smartphone su larga scala, e i sospetti sono aumentati quando le immagini promozionali sono sembrate molto simili a modelli Samsung già esistenti. Nel frattempo, Trump Mobile ha commercializzato iPhone ricondizionati e dispositivi Samsung sotto il proprio marchio «americano», rendendo ancora più confusa la promessa originaria.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »