Cultura

Aldous Harding – Train On The Island

Dopo quattro anni dall’uscita di “Warm Chris“, Aldous Harding torna con questo suo quinto LP, ancora una volta pubblicato dalla prestigiosa 4AD.

Co-prodotto insieme a John Parish (PJ Harvey, Dry Cleaning), il disco è stato registrato ai Rockfield Studios nel Galles, dove i due avevano già lavorato insieme per gli ultimi tre album della neozelandese.

Credit: Bandcamp

Tra gli ospiti del nuovo LP di Hannah troviamo Joe Harvey-Whyte (pedal steel), Mali Llywelyn (arpa), Thomas Poli (synth), Sebastian Rochford (batteria) e H. Hawkline (basso, voce, chitarra acustica/elettrica e organo), che è anche il suo fidanzato oltre che fidato collaboratore.

“I Ate The Most” apre i giochi e ci porta nel suo mondo particolare con linee di basso delicate, percussioni altrettanto leggere e qualche synth, che creano un’atmosfera strana e comunque misteriosa, mentre la voce della Harding è come sempre molto affascinante.

Una delle nostre preferite del disco è, invece, “Worms”, disegnata soprattutto con l’aiuto del piano, anche se non manca la chitarra: i vocals sembrano confessionali e l’atmosfera si fa davvero intima e piacevole.

Subito dopo ecco il brillante duetto (e principale singolo) tra la Topp e H. Hawkline in “Venus In The Zinnia” che ci sorprende con la sua legerezza e allo stesso tempo con la sua luminosità, mentre le melodie disegnate con il piano risultano davvero gradevoli.

“San Francisco” è interessante per la sua variazione di toni: la maggior parte del pezzo regala ancora intimità con synth e pedal steel e sensazioni soft e gentili, mentre nel finale ecco apparire la chitarra acustica e allo stesso tempo anche i vocals di Hannah vanno a cambiare di tono, dimostrando ancora una volta le sue ottime capacità.

In “What Am I Gonna Do?” i paesaggi rimangono sempre piuttosto cupi, ma gli spunti sono notevoli a cominciare dalle percussioni che aggiungono al brano un tocco frizzante e ipnotico allo stesso tempo, mentre in altri momenti il piano e la voce rimangono i soli e sottili protagonisti donando ancora sensazioni dall’alta emotività, il tutto in meno di quattro minuti.

Un altro album di gran valore per Aldous Harding che se da una parte mostra ricchezza sonora e voglia di provare cose nuove, dall’altra lascia meno spazi al folk più tradizionale, ma ovviamente ciò non va assolutamente a intaccare la qualità di questo lavoro.


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