Calabria, le vite perdute degli “invisibili” nella terra del lavoro senza regole
Il lavoro in Calabria c’è. O, almeno, ci sarebbe. Lo si trova in abbondanza nella vetrina di primavera del Sistema Excelsior del Ministero del Lavoro-Unioncamere che mostra un fabbisogno stimato di ben 15.970 nuovi profili professionali per il mese di maggio. Opportunità che saliranno a quota 62.080 entro luglio, grazie soprattutto all’industria delle vacanze. Ma si tratta di un casting difficile. Il mismatch è generato dalla carenza di disponibilità e di competenze che rende introvabile il 45,2% delle figure richieste. La domanda, però, non manca. Ciò che manca in questa terra è la tutela di chi lavora. Pochi diritti, tanti doveri e paghe da fame. Un algoritmo che nutre il dato che fa della Calabria la peggiore tra le regioni d’Italia nel sommerso. Il lavoro nero o irregolare, in questa terra riguarda quasi un lavoratore su cinque nei settori chiave come agricoltura, turismo, logistica, edilizia, cura alla persona. Lo dicono i dati dell’Istat rielaborati dalla Cgia di Mestre. Il Mezzogiorno viaggia ai livelli più elevati e la Calabria si attesta in cima alla graduatoria con il 19,6% che è il valore più elevato su scala nazionale. In fondo alla classifica, la Provincia autonoma di Bolzano, è la più virtuosa, con appena il 7,9%.
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