Cannabis light, FdI tenta di bloccare i fondi Pac alle aziende italiane ma perde a Bruxelles
Fratelli d’Italia ostacola anche in Europa le aziende della canapa e della cannabis light, già vessate dall’articolo 18 del Decreto sicurezza. È accaduto il 5 maggio al parlamento di Bruxelles (Commissione sviluppo regionale) con gli emendamenti firmati dal meloniano Giuseppe Milazzo. “Proponevano lo stop dei fondi Pac, cioè della Politica agricola comune, per le aziende italiane che lavorano e vendono infiorescenze della canapa”, dice a ilfattoquotidiano.it Mattia Cusani, presidente dell’associazione Canapa sativa Italia. Alla faccia del discorso meloniano d’insediamento, dinanzi ai deputati il 25 ottobre 2022: “Il nostro motto sarà ‘non disturbare chi vuole fare’. Chi fa impresa va sostenuto e agevolato, non vessato”, prometteva Giorgia. Ma il “liberi tutti” non valeva per il fiore della canapa. Molti imprenditori hanno ricevuto un incriminazione per droga, dopo il via libera al decreto sicurezza nell’aprile 2025. Il provvedimento pone il fiore alla stregua di una sostanza stupefacente, dunque un rischio per la sicurezza pubblica, a prescindere del livello di Thc. Tuttavia per l’Europa resta legale, se il il principio attivo non supera la soglia dello 0,3 per cento. E molti imprenditori italiani sperano in Bruxelles, per affossare la legge italiana. Tanto da “bombardare di mail” gli europarlamentari, in vista del doppio voto decisivo andato in scena il 5 maggio.
Quel giorno sul tavolo della Commissione Regis c’erano gli emendamenti di Fratelli d’Italia e del Movimento 5 stelle al regolamento sull’Organizzazione comune dei mercati agricoli. Ovvero, come andranno divisi i soldi della Pac dal 2027 al 2034. I meloniani vogliono impedire che l’Europa continui a dare soldi alle imprese della cannabis light. I pentastellati remano in direzione opposta: garantire i finanziamenti di Bruxelles ad un settore già stremato da sequestri e processi. In gioco ci sono 30mila lavoratori, 150 milioni di gettito fiscale per un fatturato di 500 milioni l’anno. Ecco perché dalle aziende italiane è arrivato il mail bombing all’indirizzo degli europarlamentari, con un mandato chiarissimo: votare Sì agli emendamenti Palmisano; No netto alle proposte del fratello d’Italia Giuseppe Milazzo. Alla fine è andata proprio così, il 5 maggio alla Commissione sviluppo regionale dell’Europarlamento, con le associazioni canapiere a gioire per la vittoria. La proposta M5s è passata con 21 voti a favore, 4 contrari e 7 astenuti. Bocciata la “mozione” Milazzo, sconfitta Fratelli d’Italia.
Cosa c’era di importante, per le aziende della canapa, nel testo di Valentina Palmisano? Un principio vitale: tutte la parti della pianta della canapa, fiore incluso, valgono ad ottenere i contributi agricoli europei. Anche perché i coltivatori “possono accedere ai pagamenti Pac sulla base della superficie coltivata”, annota la pentastellata nel suo comunicato. Cosa significa? “Per l’Europa e le agenzie regionali, che erogano i fondi alle imprese, il criterio è l’estensione delle piantagioni, non l’utilizzo del raccolto”, dice a ilfattoquotidiano.it l’avvocato specializzato Giacomo Bulleri. E’ la stessa regola che vale per il grano: l’Europa sostiene le imprese a prescindere dal pane che producono, perché conta solo la superficie dei campi. Con la canapa è lo stesso: un’azienda può incassare fondi dal Vecchio continente se vende semi, fibra, ma anche infiorescenze. Fino ad oggi ha funzionato così. Con il paradosso italiano di aziende perseguite legalmente, sì, ma finanziate dall’Europa grazie alla politica agricola comune. Il blitz di Fratelli d’Italia dunque doveva sanare la contraddizione, punendo ancora gli imprenditori di cannabis light con lo stop ai soldi dall’Europa, dopo il bando del decreto sicurezza. Ma all’Europarlamento soffia un vento diverso, con la maggioranza in Commissione favorevole alla linea Palmisano.
Dunque dovrebbero proseguire i finanziamenti alle aziende italiane. Le condizioni restano le stesse, scrive l’eurodeputata Cinque stelle, come “l’obbligo di utilizzare varietà con un contenuto di Thc inferiore allo 0,3%”, perché “le evidenze scientifiche confermano un rischio zero per la salute umana”. Ecco il cuore del problema. Sulla cannabis light il governo Meloni ha sposato la linea del sottosegretario Alfredo Mantovano, espressa con chiarezza il 25 luglio 2025: “I produttori di canapa (…) non possono vendere droga nei supermercati o nei negozi come se si vendessero caramelle”. Si riferiva alla cannabis light, con un’affermazione priva di fondamento scientifico. Ma per Fratelli d’Italia solo la sinistra è ideologica. Tuttavia neppure i meloniani marciano compatti al fianco di Giorgia e Mantovano.
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