Molise

Muro contro i tagli alla sanità: il Consiglio comunale di Isernia pronto alla battaglia legale (VIDEO) | isNews

Al termine di una lunga discussione, l’assise di Palazzo San Francesco ha approvato all’unanimità un atto di indirizzo per  dare mandato a sindaco e giunta a intraprendere tutte le azioni necessarie per impedire la chiusura del Punto Nascita e la riduzione dei posti letto negli altri reparti


di Deborah Di Vincenzo

ISERNIA. No alla chiusura del Punto Nascita e alla riduzione dei posti letto negli altri reparti del Veneziale. Con apposito atto di indirizzo il Consiglio comunale di Isernia ha dato mandato al sindaco Piero Castrataro e alla giunta, anche in sinergia con altri enti, a intraprendere tutte le azioni legali e istituzionali necessarie. Lo stesso documento  sarà inviato a tutti i parlamentari affinché intervengano per opportuna e necessaria modifica al DM70.

Questo quanto stabilito all’unanimità dall’assise civica di Palazzo San Francesco al termine della lunga riunione monotematica che si è tenuta questa sera, proprio per discutere delle criticità legate all’adozione del nuovo programma operativo sanitario 2026-2028.

Un ‘no’ secco dunque ai tagli previsti. Castrataro ha parlato senza mezzi termini di un piano “inaccettabile”, contestando soprattutto la chiusura del Punto Nascita di Isernia e il ridimensionamento di altri servizi strategici come l’emodinamica di Termoli e il declassamento del Caracciolo a ospedale di comunità.

Per il primo cittadino si tratta di un attacco diretto alla sanità pubblica e al diritto alla cura dei cittadini delle aree interne. Da qui la richiesta di una mobilitazione comune tra sindaci e territori. “Negli ultimi anni – ha ribadito – i reparti sono stati progressivamente indeboliti invece di essere potenziati”. Chiedendo poi che anche a Isernia arrivino gli stessi investimenti fatti in altre realtà del Molise, come Campobasso e Termoli.

“Il piano nasconde un’altra amara realtà: aumenta i posti negli ospedali pubblici, ma lo fa solo a Campobasso. Ed è stato fatto di soppiatto” ha detto ancora il sindaco.  E poi la sanità privata convenzionata. “È necessario equilibrio – ha ribadito –  Non serve avere macchinari nuovi se poi non ci sono medici. Rispetto sì, ma servono limiti, altrimenti il mercato fa terra bruciata. E lo Stato esiste per dar regole al mercato”.

Durissimo anche l’intervento della consigliera comunale Filomena Calenda, che ha definito i tagli alla sanità ‘vergognosi’ e ha accusato le istituzioni di aver abbandonato il territorio. “Non esiste che a Isernia venga tolto il Punto Nascita” ha detto, sostenendo che negare alle famiglie la possibilità di far nascere i propri figli nella propria città “significhi cancellare dignità e diritti fondamentali”.

Calenda ha spinto il suo intervento fino a chiedere “dimissioni di massa” come segnale politico forte contro lo smantellamento dell’ospedale cittadino. Pur stando all’opposizione, la consigliera ha difeso l’operato del sindaco, sostenendo che il Comune abbia margini limitati e che le responsabilità vere siano da cercare altrove. “Lo Stato non è vicino ai cittadini più deboli”, ha attaccato, aggiungendo che Isernia rischia ormai di essere un capoluogo “solo sulla carta”.

Anche il consigliere Raimondo Fabrizio ha invocato una battaglia unitaria per difendere il diritto alla salute e impedire la chiusura definitiva del Punto Nascita. Bene il ricorso a Tar, ma è necessario anche  un intervento politico nazionale per superare i vincoli del decreto Balduzzi, che impone almeno 500 nascite annue per mantenere attivi i reparti di ostetricia. “Non possiamo – ha evidenzia –  continuare a vedere mamme costrette ad andare fuori provincia per partorire”.

Molto critico anche Giovancarmine Mancini, che ha accusato la politica di aver trasformato la sanità in uno strumento di consenso elettorale invece che in un servizio per i cittadini. Mancini ha parlato di fondi pubblici “sperperati” e di una regione lasciata sola, attaccando trasversalmente la classe dirigente regionale e nazionale.

“La verità è che non contiamo  nulla –  ha detto –  Il Molise -è una regione abbandonata a se stessa. Per me va bene spogliarsi dei colori politici per una battaglia corale, ma dobbiamo alzare la testa, altrimenti non c’è speranza”.

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