Ma in certi casi servono approfondimenti

Si torna a discutere di certificati per i Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). In attesa di evoluzioni sul fronte giudiziario, che oggi vede indagati otto medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale ravennate per falso ideologico, di cui tre interdetti dall’esercizio della professione nell’ambito dell’inchiesta sui certificati anti-rimpatrio, le opposizioni insistono chiedendo all’Ausl Romagna di mettere in discussione le proprie responsabilità.
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In particolare, a farlo è il gruppo La Pigna che chiede ulteriori precisazioni, soprattutto alla luce di nuovi documenti alla mano. “Tramite l’accesso agli atti siamo venuti a conoscenza di un protocollo firmato nel settembre del 2022 dalla Prefettura di Ravenna e dall’azienda sanitaria regionale – spiega la capogruppo Veronica Verlicchi –, in cui si spiega che la competenza per il rilascio dei certificati per l’idoneità non è in capo al reparto di Malattie infettive ma al pronto soccorso. Ci chiediamo allora come sia possibile che l’Ausl abbia permesso che l’onere di redigere questi certificati sia passato in mano ai medici che oggi si trovano coinvolti nell’indagine”.
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Nel protocollo si legge che le parti si impegnano a “garantire la possibilità di effettuare, presso il presidio ospedaliero di Ravenna, unità operativa pronto soccorso e medicina d’urgenza, la valutazione dell’idoneità alla vita in comunità ristretta”. In particolare si precisa però che la valutazione serve anche ad accertare l’assenza di particolari situazioni di vulnerabilità che rendano “incompatibile l’ingresso e la permanenza nella struttua, quali malattie infettive contagiose”.
Sul punto torna il direttore generale dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori. “A chiarimento di quel protocollo, nel 2025 è stata adottata una procedura aziendale con la quale si precisa che il pronto soccorso rimane la porta di ingresso e di uscita per chi deve effettuare delle certificazioni. Il pronto soccorso però, se ci sono ulteriori necessità e servono approfondimenti specifici, valuta se sono necessarie altre indagini e certamente si avvale di altri reparti. Il passaggio dal Malattie infettive serve per escludere che le persone non abbiano malattie trasmissibili dovendosi poi trovare in una condizione di vita comunitaria”.
La procedura aziendale è stata firmata anche dall’attuale assessora alle Politiche della salute Roberta Mazzoni, all’epoca direttrice del Distretto socio-sanitario di Ravenna Cervia e Russi a cui abbiamo chiesto un commento ma che ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Nel documento, ad ogni modo, si precisa che, tra le varie responsabilità del medico di pronto soccorso ci sarebbe anche quella di richiedere consulenze di tipo “infettivologico”, da lasciare quindi alla competenza del reparto specifico.
Liste d’attesa
Rimanendo in ambito sanitario, il gruppo La Pigna però chiede all’Ausl e all’Amministrazione comunale anche un passo in avanti rispetto alle liste di attesa. In particolare che l’azienda sanitaria, in caso di impossibilità a garantire la prestazione, si attivi a supporto del cittadino con una prestazione alternativa e, al Comune, che si mobiliti nei confronti della Regione affinché sia realizzato un sistema informatico trasparente che permetta ai cittadini di monitorare lo stato delle proprie prenotazioni. Non solo, il gruppo di opposizione chiede che la Giunta riferisca alla commissione consiliare competente, con cadenza almeno semestrale, l’andamento delle liste di attesa nel territorio comunale.
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