Sport

Tyra, Lisa e Pallino, i figli d’arte cresciuti a bordo campo


A diciott’anni compiuti da poco, Tyra dialoga con i cronisti con la stessa sicurezza di quando affronta una titolata avversaria in campo: non mostra timidezze né timori, le sue parole sono come ace e passanti, le frasi ben costruite le danno lo stesso piacere di un game dominato. Dice: “Vorrei che Roma fosse il trampolino di lancio della mia carriera. Il tifo a favore? Non mi mette pressione. Anzi”. Vero. Caja Magica, due settimane fa, primo turno degli open madrileni. Da numero 228 del ranking partita dalle qualificazioni, Tyra Caterina Grant perde 0-6 il primo set contro l’ungherese Panna Udvardy (27 anni, WTA 90): sembra un match segnato, ma il pubblico prende a sostenerla. Così vince il secondo set 6-3 e il terzo 6-2, entra nel main draw con le proprie gambe e il giorno dopo rifila un esplicito 6-1 6-2 alla francese Elsa Jacquemot, classe 2003, WTA 64. È la sua prima vittoria nel circuito maggiore.

La storia

Per raccontare la vita di Tyra serve un mappamondo: nasce a Roma perché il padre Tyrone Grant, cestista newyorkese, gioca a Veroli, in provincia di Frosinone. Passa l’infanzia a Vigevano, di dov’è la mamma Cinzia Giovinco, maestra di tennis e adesso sua manager. A otto anni entra nell’accademia di Riccardo Piatti a Bordighera, dove incrocia un altoatesino che di nome fa Jannik. Nel 2023 vola a Orlando, in Florida, chiamata dalla federazione americana (ha doppio passaporto). Il New York Times scrive di lei, qualcuno la definisce “la prossima Coco Gauff”. Poi qualcosa si rompe: rientro in Italia, passaggio breve a Novara, per un po’ fa base a Cannes con il monegasco Jean-René Lisnard. Alla vigilia degli Internazionali 2025, il cambio di bandiera. Dall’estate è seguita dall’alessandrino Matteo Donati – ex promessa azzurra fermata dagli infortuni, già coach della kazaka Yulia Putintseva – con la supervisione di Renzo Furlan, fresco di rottura con Jasmine Paolini. Due mesi fa al suo team aggiunge l’umbro Fabio Gorietti: sarà Foligno la sua prima sede stabile da professionista. A novembre, Tyra aveva vinto da riserva a Shenzhen la Billie Jean King Cup: “Un’esperienza che mi ha fatto crescere come tennista e come persone”, racconta.

La sfida con Lisa Pigato

Per il suo primo turno del Foro il sorteggio le riserva uno scontro contro l’amica Lisa Pigato, 22 anni, numero 141 del ranking mondiale, che al momento significa 3 d’Italia. Entrambe hanno avuto una wild card dalla FITP. Anche Lisa è cresciuta a bordo campo: il padre Ugo, ex pro che oggi la supervisiona, gestiva una scuola a Sanremo. Lisa è entrata nell’immaginario del tennis italiano nel 2021 perchè diciassettenne, all’esordio nel circuito WTA in pieno lockdown, affrontò Serena Williams a Parma. Da allora ha avuto una traiettoria a singhiozzo frenata dagli infortuni, che si è raddrizzata negli ultimi mesi: due finali ITF in Thailandia in gennaio, il W35 di San Gregorio in marzo, soprattutto il titolo nel WTA 125 di Madrid.

Tyra comincia fallosissima sul campo nuovo di zecca della BNP Paribas Arena: 17 errori non forzati nel primo set (ne farà 16 nel secondo), che le costano un umiliante 1-6. Lisa è quadrata, precisa, attenta a sfruttare la prima occasione utile per prendersi un break che manda in confusione l’avversaria. Le due ragazze si conoscono bene, hanno fatto tornei in coppia nelle ultime stagioni, raggiungendo l’anno scorso gli ottavi di finale proprio qui e la semifinale all’open dell’Antico Tiro a Volo, ai Parioli. Così si scambiano i ruoli e nel secondo set è Tyra a prendere subito il largo grazie a un break che Lisa non recupera più (6-2) Come da copione, l’atto finale è equilibrato, ma adesso è la bergamasca a sbagliare troppo: finisce 6-4 dopo cinque break.

Federico Cinà, detto Pallino

Federico detto “Pallino”, che ha esattamente un anno di più di Tyra, non è altrettanto abile, per ora, quando gli tocca analizzare in pubblico cosa gli è successo in un match appena concluso. Ma con la racchetta sa spiegarsi bene, sul rettangolo di gioco. I due – la vigevanese e il palermitano – sono i più promettenti azzurri dei circuiti maggiori, entrambi già top 10 nelle rispettive fasce d’età, quelle delle under 19 e degli under 20. Hanno storie diverse ma non troppo, con la mamma (di lei) e il babbo (di lui) che vivono di tennis e li hanno aiutati a decidere di seguire le loro orme a livelli più sfidanti. Pallino è figlio di Francesco Cinà, ex top 500 ATP, a lungo coach di Roberta Vinci. Tant’è che Federico cresce nelle città degli Slam e dei principali tornei femminili, almeno dieci settimane l’anno al seguito del padre: c’è una sua foto del 2014 mentre guarda Sara Errani e Roberta che alzano un trofeo. Impugna la racchetta in casa prima ancora di camminare. Numero 4 al mondo da junior, semifinalista agli Us Open giovanili nel 2023, finalista in doppio al Roland Garros junior 2024 a fianco del giapponese Rei Sakamoto, nel marzo 2025 supera un turno nell’ATP 1000 di Miami – primo classe 2007 a riuscirci – e poi fa il bis a Madrid. Nel febbraio scorso trionfa nel Challenger a Pune dopo aver salvato cinque match point in finale. Rovescio bimane, 185 centimetri per 73 chili, il bambino dei box ora ha una sedia tutta sua.​​ All’esordio al Foro Italico gli toccherebbe, stasera, vedersela con Alexander Blockx, il belga che con Joao Fonseca e Rafa Jodar è il più accreditato futuro competitor di Carlo Alcaraz e Sinner. Ma del loro match scriverò domani, perché poco prima delle 22 il programma del Centrale viene interrotto, per pioggia, dopo che Elisabetta Cocciaretto ha ottenuto rocambolescamente – s’è vista annullare cinque match point! – il passaggio di turno ai danni dell’austriaca Sinja Kraus, 24 anni, 103 al mondo: 6-2 6-4 in un’ora e 49 minuti. Tutti a casa anzitempo, compresi Cinà e Blockx, dunque.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »