la ribellione non si ferma e anzi si aggiunge pure Ascoli
ANCONA Il braccio di ferro è iniziato. I 29 comuni ribelli esclusi dalla nuova classificazione con cui il Governo attribuisce lo status di montano hanno mosso le prime pedine sulla scacchiera. Lo step iniziale è stato quello della sospensione temporanea dall’Anci Marche – rea, a loro avviso, di non aver lottato per tutelare il territorio – ratificata da tutti e 29 i consigli comunali.

I passaggi
Poi è arrivato il ricorso al Tar del Lazio (coordinato dallo Studio Lucchetti di Ancona), portato avanti anche dagli esclusi delle altre regioni italiane, dall’Uncem e da Ali. Ultima, ma non in ordine di importanza, l’organizzazione di una manifestazione a Roma calendarizzata per il 13 maggio, stesso giorno della prima udienza al Tar. La levata di scudi dei comuni ribelli ha avuto come primo effetto quello di mandare in stallo la nuova legge sulla montagna, di cui ancora mancano i decreti attuativi.
Alla mobilitazione su più fronti a cui si uniranno tutti i comuni del Bel Paese tagliati fuori dalla nuova classificazione (martedì i vari sindaci si sono confrontati durante una partecipatissima call organizzata da Maurizio Gambini, fascia tricolore di Urbino capofila della protesta) e a cui ha deciso di aderire – a sorpresa – anche Ascoli Piceno. Con la nuova legge firmata dal Ministro agli Affari regionali Calderoli, la città delle cento torri ha ottenuto lo status di montana che non aveva mai avuto.
Eppure, la giunta ha approvato una delibera di costituzione in giudizio davanti al Tar del Lazio. «Pur rientrando nel nuovo elenco, abbiamo ritenuto doveroso intraprendere questa azione per senso di responsabilità istituzionale, oltre che per rispetto e solidarietà nei confronti di quei Comuni che, nonostante fossero inclusi nel precedente elenco, risultano oggi esclusi», le parole del sindaco Marco Fioravanti, che è anche presidente di Anci Marche.
Le reazioni
Ed è proprio questa doppia veste che ha sollevato dubbi sulle reali motivazioni della scelta: «È un modo per mettere una toppa, che però è peggio del buco», il commento caustico di Emanuele Feduzi, sindaco di Fermignano: «Dall’Anci non si è più fatto sentire nessuno, poteva fare una telefonata almeno. Nel ricorso abbiamo citato anche Ascoli Piceno, contro il suo inserimento nell’elenco».
Il primo cittadino mette nel mirino anche Palazzo Raffaello: «Abbiamo inviato una nota alla Regione più di un mese fa per chiedere un intervento e delucidazioni, soprattutto sul nodo del dimensionamento scolastico, e ancora ci deve rispondere. Intanto, gli effetti negativi iniziamo già a vederli: è uscito un bando per l’acquisto di trattori rivolto solo ai comuni definiti montani dalla nuova classificazione e noi siamo stati tagliati fuori. La favola della Regione secondo cui non ci sarebbe stata nessuna penalità è già stata smentita».
L’urbinate Gambini guida la carica: «Su mandato di 70 Comuni ho scritto al presidente del Consiglio, al ministro Calderoli e al Presidente della Repubblica. Nessuno ha risposto: per questo motivo non possiamo più esimerci dal prendere provvedimenti. La mobilitazione di protesta è inevitabile ormai».
Le richieste
I 29 comuni marchigiani tagliati fuori avevano sottoscritto un documento con delle richieste molto precise rivolte alle istituzioni: dalla sospensione immediata della procedura di riclassificazione, nelle more di una revisione complessiva dei criteri», all’adozione di «criteri multidimensionali che considerino, oltre ai parametri geomorfologici, l’indice di spopolamento e il trend demografico, la distanza e i tempi di percorrenza dai servizi essenziali, il reddito pro capite, la dotazione infrastrutturale e la copertura digitale, il rischio sismico e idrogeologico», passando per il «mantenimento transitorio dello status montano» e «la salvaguardia delle autonomie scolastiche nei territori interessati dalla riclassificazione, con il mantenimento dei requisiti agevolati per la formazione delle classi e la conservazione dei plessi». La battaglia è solo all’inizio.




