«Non parlate di noi, parlate della Palestina»

Dopo giorni di mobilitazioni e attesa, questa mattina mercoledì 6 maggio nella Sala Verde del Caffè Pedrocchi, Anna Ghedina, 21 anni e attivista padovana del Cso Pedro, insieme a Luca Cuzzato, 23enne trevigiano e attivista del Cso Django, hanno parlato pubblicamente del fermo della Global Sumud Flotilla, avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 aprile in acque internazionali, nei pressi di Creta. Entrambi i giovani facevano parte del gruppo dei 22 italiani fermati durante l’operazione e sono rientrati in Italia nelle ultime ore, dopo essere stati sottoposti a controlli medici per le violenze fisiche e psicologiche che hanno denunciato di aver subito durante il trattenimento. Gli attivisti hanno chiesto di non concentrare l’attenzione soltanto sulla loro vicenda personale, ma sulla situazione della popolazione palestinese e sugli attivisti ancora trattenuti, tra cui Saif Abu Keshek e Thiago Ávila, arrestati e portati in Israele.
«Quello che abbiamo vissuto è stato un rapimento a tutti gli effetti – ha raccontato Ghedina -. Siamo stati fermati in acque internazionali, vicino a Creta, e portati su una nave militare allestita come una prigione, con dei container. Per circa trenta ore abbiamo subito violenze psicologiche e fisiche, spari, pistole stordenti, granate, privazione del sonno e dei diritti fondamentali. Ma non voglio che il racconto si concentri su di me: quello che abbiamo vissuto noi non è nulla rispetto a ciò che vivono ogni giorno le persone palestinesi. Non siamo partiti per far parlare di noi, ma per far parlare della Palestina. Non esistono ostaggi di serie A e di serie B. Le persone palestinesi hanno diritto a essere ascoltate. Le loro storie sono più importanti delle nostre. Chiediamo la liberazione immediata di Saif e Thiago e continueremo a sostenere la Flotilla anche da terra».
«Abbiamo deciso di partire perché davanti alla disumanizzazione del nostro tempo non potevamo restare indifferenti – ha affermato Cuzzato -. Abbiamo messo a disposizione i nostri corpi e la nostra voce per portare aiuti umanitari e riportare gli occhi del mondo su quello che produce la guerra. Quello che è accaduto nella notte del 29 aprile è gravissimo: una missione civile è stata fermata con la forza in acque internazionali. Saif è stato fermato su una barca che batteva bandiera italiana. Per il diritto internazionale quella nave è territorio italiano. Chiediamo quindi che il governo italiano faccia pressione immediatamente per la sua liberazione. Per noi è inaccettabile che siano state fermate 175 persone durante una missione che aveva lo scopo di portare aiuti umanitari».
Alla conferenza è intervenuto anche Luca Dall’Agnol, sindacalista e attivista di Adl Cobas, che ha annunciato le prossime iniziative. La prima è prevista per venerdì 8 maggio a Venezia, con ritrovo alle 16.30 in via Garibaldi, in occasione di una mobilitazione promossa da lavoratori e lavoratrici della cultura e della Biennale. «La manifestazione dell’8 maggio nasce dal mondo della cultura e della Biennale – ha spiegato Dall’Agnol -. Sarà anche una giornata di sciopero per i lavoratori della Biennale e dell’indotto. Contestiamo la scelta di ospitare il padiglione israeliano all’Arsenale e denunciamo da una parte l’esclusione del padiglione russo, dall’altra l’accoglienza riservata a quello israeliano. Dopo più di due anni di genocidio, per noi quel padiglione non deve essere aperto».
Le mobilitazioni proseguiranno anche nei giorni successivi. È previsto un appuntamento a Padova venerdì 15 maggio, mentre il 16 maggio sono annunciate iniziative a Roma e Milano. Al centro resteranno la richiesta di liberazione di Saif e Thiago, il sostegno alla Global Sumud Flotilla e la denuncia della situazione a Gaza.
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