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Morto Evaristo Beccalossi, genio e sregolatezza dell’Inter di Bersellini

Se non altro, ha fatto in tempo a godersi la festa per il 21esimo scudetto. Poi, in punta di piedi, un po’ come nel suo stile, se n’è andato. È morto nella sua Brescia Evaristo Beccalossi, una delle bandiere dell’Inter, storico numero 10 della squadra milanese e poi dirigente.

Avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni, il 12 maggio, ma da oltre un anno le sue condizioni di salute erano critiche dopo un malore accusato a gennaio 2025 e un lungo periodo di coma. Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì in clinica Poliambulanza a Brescia, dove si trovava ricoverato.

Pochi calciatori diventano icone e Beccalossi, nel bene e nel male, lo era. Grazie a Paolo Rossi, il Lenny Bruce italiano, diventò infatti a tutti gli effetti un personaggio della cultura popolare di questo Paese. In Inter-Slovan Bratislava del 15 settembre 1982, partita dei sedicesimi di Coppa delle Coppe, infatti, il numero 10 nerazzurro sbagliò addirittura due rigori in otto minuti. Una specie di trauma collettivo per il popolo interista. «Poi mi feci male, entrai nello spogliatoio e spaccai due porte», racconterà.

La Lode a Evaristo Beccalossi di Paolo Rossi tratta proprio di questo incredibile episodio e si apre così: «Questo pezzo è dedicato a due grandi talenti della cultura mondiale, che han fatto sì che alcuni di noi, se pur perdenti, si ritenessero destinati a una vittoria futura e possibile. Questi due talenti nel campo della cultura, della musica, dell’arte, dell’evoluzione in genere, sono per me Charlie Parker ed Evaristo Beccalossi». La memorabile partita con lo Slovan Bratislava, tuttavia, si concluse comunque 2-0 per la squadra italiana.

Beccalossi era uno autentico, come solo quelli che arrivano dalla provincia sanno essere. Nato a Brescia e cresciuto calcisticamente nel vivaio della squadra della sua città, si mise presto in luce come uno dei talenti più puri della sua generazione. Il grande salto arrivò nel 1978, quando venne acquistato dall’Inter, seguendo le orme di Alessandro Altobelli che a Milano da Brescia ci era finito un anno prima. In nerazzurro visse il periodo più importante della sua carriera, rimanendovi per sei stagioni (1978-1984) e collezionando oltre 200 presenze tra campionato e coppe, con 37 reti complessive.


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