Friuli Venezia Giulia

“Servono solo a dare poltrone”


L’amministrazione comunale udinese ha espresso un secco “no” alla reintroduzione delle province in Friuli Venezia Giulia, che saranno istituite nuovamente nel 2027, dopo l’abolizione promossa dalla giunta Serracchiani tra il 2017 e il 2018. A esprimere la posizione del Comune è stato il vicesindaco Alessandro Venanzi, intervenuto oggi al Consiglio delle autonomie locali: “Nel 2014 le Province sono state abolite con un voto unanime, anche da parte di chi oggi sostiene questa riforma. Non fu una scelta ideologica, ma la presa d’atto di una realtà: quegli enti non rispondevano più alle esigenze del territorio. Da allora le competenze sono state trasferite prima alle Uti e poi agli Edr, strutture tecniche che hanno dimostrato di saper operare in modo autonomo ed efficiente, in raccordo con Regione e comuni”. 

“Non servono le province per sistemare una strada”

Secondo Venanzi, la reintroduzione delle province non restituirebbe maggiore rappresentanza ai cittadini. “È falso dire che servano un presidente e una giunta provinciale per riqualificare una scuola o sistemare una strada. Questi servizi vengono già garantiti da strutture tecniche esistenti e funzionanti. Il meccanismo elettivo ipotizzato, con liste bloccate e collegi ridotti, non darebbe alcun potere reale ai cittadini: sarebbero ancora una volta i partiti a decidere tutto. Il vero problema non sono le province, ma i comuni — ha continuato il vicesindaco udinese — che ogni giorno devono farsi carico di moltissimi oneri, dalla manutenzione ordinaria fino ai grandi progetti di riqualificazione urbana. In tutta Italia miliardi di euro restano bloccati perché gli enti locali non hanno risorse organizzative e progettuali sufficienti per spenderli. Anche Udine conosce bene questa difficoltà: abbiamo dovuto intercettare fondi ministeriali ed europei per affrontare problemi strutturali della città, dalla riqualificazione dell’ex caserma Osoppo ai progetti sociali e di innovazione tecnologica”. 

“Non c’è nessun progetto”

Venanzi ha poi criticato l’attuale impostazione del rapporto tra Regione e autonomie locali: “La Regione, con quasi 4mila dipendenti e oltre un miliardo di bilancio, si è trasformata troppo spesso in un contributificio, mentre i comuni restano in difficoltà nel portare avanti opere e servizi essenziali. In questo scenario, la domanda è semplice: come potrebbero aiutare un presidente e tre assessori provinciali? Qual è il progetto? Qual è la visione? Ad oggi non c’è”. Per queste ragioni Venanzi ha votato la contrarietà del Comune di Udine alla riforma: “Abbiamo votato convintamente no alla reintroduzione delle province — ha concluso l’esponente della giunta comunale — è una scelta che rappresenta l’ennesimo spreco di denaro pubblico, a danno dei cittadini e in spregio agli altri enti locali della regione. Uno strumento che rischia di diventare utile soltanto a creare nuove poltrone, anziché a dare risposte concrete ai territori”.


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