Lazio

Roma proroga il regolamento fino al 2029

Il Campidoglio tira dritto sulla linea del contenimento dell’iperturismo e prolunga fino al 2029 lo stop alle nuove aperture di minimarket e attività analoghe nel cuore della città.

La decisione arriva dopo il via libera del Consiglio di Stato, che a gennaio 2026 ha confermato la legittimità delle restrizioni introdotte da Roma Capitale per difendere l’equilibrio commerciale del Centro Storico.

Il provvedimento consolida un impianto normativo pensato per frenare la proliferazione di esercizi a vocazione turistica e preservare il tessuto urbano della città, in particolare nell’area riconosciuta come patrimonio UNESCO.

Nel dettaglio, il regolamento introduce vincoli stringenti per i negozi di alimentari e i minimarket. Se in passato le licenze potevano essere trasferite con relativa facilità all’interno del centro, oggi il passaggio è subordinato a requisiti difficilmente accessibili per le piccole attività.

Tra questi, la disponibilità di locali con una superficie minima di circa 100 metri quadrati, una soglia che di fatto limita l’ingresso di nuovi operatori di piccola dimensione. Confermato inoltre il blocco per gastronomie e negozi di souvenir, categorie considerate tra le principali responsabili dell’omologazione commerciale.

Le regole si estendono anche ad altre attività. Le gelaterie che prevedono il consumo sul posto devono garantire servizi igienici per la clientela, mentre i laboratori artigianali alimentari sono tenuti a rispettare standard strutturali più elevati: almeno 80 metri quadrati di superficie e la presenza di spogliatoi per il personale.

Secondo l’amministrazione, i risultati sono già evidenti. Le richieste di apertura si sono drasticamente ridotte, scendendo a circa un decimo rispetto ai livelli precedenti all’introduzione delle restrizioni.

Un dato che, per il Campidoglio, conferma l’efficacia della misura nel contenere la pressione turistica e nel tutelare la vivibilità dei residenti.

Una scelta che continua a dividere tra chi invoca maggiore libertà economica e chi, invece, vede nel regolamento uno strumento necessario per difendere l’identità commerciale e culturale del centro storico romano.

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