Rider aggredito a Torino: “Studio al Politecnico per mantenermi, ora ho paura”

“Da mercoledì non riesco a dormire. Ho troppa paura. Non ho finito di studiare e non ho soldi per mantenermi. Non posso tornare a fare il rider. Ora ho paura. Non avevo il resto e mi hanno preso a pugni. Penso di lasciare l’Italia e di fare causa a Glovo”. Mohamed Elsisi, 29 anni, studente di Ingegneria informatica nel capoluogo, intervistato dalla Stampa, è stato aggredito a Torino nei giorni scorsi, mentre faceva una consegna, in centro, in via Rossini. Mostra lo schermo del telefono in frantumi, una ferita al ginocchio, i denti rotti.
“Mi hanno picchiato – dice – perché non avevo il resto, non mi era mai successo. Sono egiziano, sono arrivato a Torino nel dicembre 2023 per studiare al Politecnico e il prossimo febbraio volevo laureami. Sono in ritardo perché mi pago gli studi facendo il rider”. Il giovane racconta l’aggressione.
“Avevo ricevuto tanti ordini. L’ultimo alle 22.30, da una ragazza. Mi sono accorto che non avevo i soldi per darle il resto: li avevo finiti. Il conto era di 19.51 euro, lei aveva 50 euro, ma io solo 23. Le ho spiegato che avrebbe potuto rivolgersi al servizio clienti, che l’avrebbe fatta pagare in seguito”.
Lei “era arrabbiata, io mi sono scusato”, poi “sono arrivati due nordafricani, che lei conosceva. Mi dicevano: perché non hai il resto? Non sai contare? Ho detto anche a loro del servizio clienti, ma non volevano ascoltare. Mi è arrivato un pugno al volto così forte che sono caduto a terra. Mi hanno rubato il cibo, preso il telefono e sono scappati. Da lì, non ricordo più niente”. “Un passante mi ha fatto riprendere conoscenza – spiega poi – ed è arrivata l’ambulanza.
“Voglio rivolgermi a un avvocato per fare causa a Glovo – conclude -, non mi hanno protetto. E il mio non è un caso isolato: vedi Adnan (il rider morto la settimana precedente sulla collina torinese, ndr), che era egiziano come me e ha perso la vita. Servono controlli, una webcam che riprenda quello che facciamo. E sapere di più dei clienti. Dobbiamo avere dei diritti, non siamo animali”
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